PUTIN GUARDA AD ORIENTE E RALLENTA SULLA PACE
In Ucraina la pace pare impossibile. Nonostante i colloqui positivi tra Trump e Putin, la Russia non si è detta disposta ad accettare le condizioni così come formulate dagli Stati Uniti per un cessate il fuoco. A confermare questa visione è il viceministro degli esteri russo Sergey Ryabkov, che ha rafforzato così la linea assunta negli scorsi giorni anche dal portavoce del Cremlino, Dimitrij Peskov.
Per i russi, l’ostacolo principale verso la pace consiste in una mancanza di volontà americana nell’andare a risolvere i problemi legati alle cause del conflitto.
Una versione che ha già scatenato più di quale grattacapo alla Casa Bianca. Da Washington si rincorrono infatti le voci secondo cui Trump sarebbe sempre più spazientito dall’atteggiamento di Putin. Oggetto di lamentele, è per il tycoon anche il comportamento tenuto dal presidente ucraino Zelensky, chiamato ad essere maggiormente predisposto a raggiungere un accordo con Mosca.
Appare comunque sempre più chiaro che Trump ha l’intenzione di scaricare questa guerra sulle spalle dell’Europa, traendo grande vantaggio dalla vendita di armi e gas proprio al Vecchio Continente.
Se da un lato Putin promette nuovi incontri con il suo omologo americano, dall’altra rafforza il suo rapporto con la Cina, incontrando a Mosca il ministro degli esteri cinese Wang Yi. Un meeting che ha rimarcato la volontà cinese di essere accanto alla Russia con un ruolo costruttivo nella risoluzione del conflitto ucraino.
Nel frattempo però, nei campi di battaglia prosegue la difficile difesa dell’esercito ucraino. Nell’arco dello scorso mese sono stati 240 i chilometri quadrati guadagnati dall’esercito di Putin. Significativa è in particolare la conquista russa del Kursk, regione che la scorsa estate era stata per gran parte occupata dall’Ucraina. Una situazione umanamente tragica che continua ad aggravarsi di giorno in giorno. Si continua a parlare di pace ma si continua anche a fare la guerra.