FDI, A ROVIGO CLIMA PESANTE GIÀ PRIMA DELLE ACCUSE
Da un lato il dovuto garantismo, dall'altro un leggero imbarazzo. La sezione rodigina e veneta di Fratelli d'Italia è in fermento, dopo le notizie trapelate negli ultimi due giorni dalla procura di Rovigo, che ha svelato l'indagine aperta a carico di Fabio Benetti, neoeletto consigliere regionale dei meloniani accusato, però, di essere anche l'autore della manomissione dei manifesti pubblicitari del collega di partito Mattia Moretto. A scatenare la bufera erano state, prima delle elezioni, le denunce partite proprio da quest'ultimo, che si era ritrovato i manifesti tappezzati di adesivi con simboli del Partito Democratico incollati sopra a quello di FDI. Denunce che avevano portato la Digos ad indagare, e oggi la procura a dichiarare che il presunto autore del gesto sia stato proprio il collega di partito che poi l'ha battuto in per poche decine di preferenze in più, e che oggi siede su uno scranno a Palazzo Ferro Fini. Da lì in poi, le reazioni alle locali testate giornalistiche si sono susseguite.
L'avvocato di Benetti, Stefania Tescaroli, ha spiegato che il neo consigliere si dichiara sereno e dimostrerà la propria estraneità ai fatti contestati. Cosa che auspica pure la sezione provinciale del partito di Giorgia Meloni, che per ora ha scelto la via del garantismo e dalla tutela, fino a sentenza, del proprio esponente. Posizione anche condivisibile, visto che parliamo di presunte accuse che andranno eventualmente dimostrate in giudizio.
Qualcuno però si è distaccato, come il coordinatore cittadino di Rovigo, Matteo Zangirolami: "Piena fiducia nella magistratura", ha detto ai quotidiani, "ma il fatto in questione non è da considerarsi una banale goliardata ma un atto ingannevole per gli elettori e lesivo dell’immagine del partito".
Uno schieramento che, a ben guardare, già prima del fattaccio emerso dalla Procura non godesse di ottima salute in provincia di Rovigo. Nell'ultimo anno tre assessori della giunta del capoluogo sono stati silurati dalla sindaca Valeria Cittadin, certamente una circostanza inusuale. Ma c’è anche da ricordare come l'estate scorsa Sara Moretto, sorella minore del candidato consigliere dei manifesti incriminati e anch'essa consigliera di FDI, nello stesso consiglio di cui il fratello Mattia è presidente, ha denunciato la circolazione di una mail a suo nome, ma di fatto a lei fraudolentemente attribuita, nella quale denigrava i vertici del suo stesso partito. Mail su cui si stava ugualmente indagando, dopo la denuncia della donna alla Polizia Postale, ipotizzando persino che potesse essere stata artefatta da qualcuno di interno al partito. Un clima pesante, tra i fratelli polesani, ed è dire poco.