OGGI È IL D-DAY, VIA DEI DAZI DI TRUMP
Oggi è il D-Day dei dazi e dell’anniversario dello sbarco in Normandia.
Quello che il Presidente statunitense Donald Trump definisce come un altro “giorno della liberazione”, altro che non è l’annuncio che avverrà stasera, alle 22 ora italiana, dei dazi doganali universali applicati su tutte le merci non “made in Usa”.
Bocche cucite alla Casa Bianca, da dove parlerà in diretta nazionale Trump. Poco si sa, se non che le tariffe si aggiungeranno ai dazi già decisi sull’importazione di auto straniere e sull’alluminio, con la possibilità di applicarne anche sui prodotti farmaceutici. Ma non sulle terre rare, che Trump asporterà dall’Ucraina.
Le indiscrezioni riportano discussioni molto accese all’interno del Consiglio Economico in seno allo Studio Ovale, che si protrarranno fino a poche ore prima del discorso del Presidente alla nazione americana e al mondo.
Le ipotesi presentate a Trump sono due: dazi universali al 20%, un’idea che secondo gli economisti potrebbe portare alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro negli Usa entro il 2027, oppure tariffe doganali “personalizzate” da negoziare paese per paese, che condurrebbero a lunghe ed estenuanti trattative e potrebbero avere l’effetto di scoraggiare le grandi aziende estere ad investire negli Stati Uniti.
Grande attenzione verso l’annuncio odierno è riposta anche dal Veneto. Il valore dell’export dal Veneto verso gli Usa ha raggiunto i 7,3 miliardi di euro nel 2024, un risultato in realtà in contrazione del 3,8% a causa della crisi del reparto della moda e della metallurgia.
I settori che la fanno da padrone nel viaggio da Venezia verso Washington sono le produzioni meccaniche e le forniture sanitarie, in particolare il comparto dell’occhialeria.
In un comunicato, il Presidente della Regione Luca Zaia lamenta l’assenza di un’azione coordinata a livello europeo e si augura che l’Italia faccia valere il suo rapporto privilegiato con gli Stati Uniti per scongiurare gli effetti catastrofici portati dalle politiche protezionistiche.
Nel frattempo negli USA è stata predisposta l’intensificazione della coltura della vite, in compensazione di un possibile calo di importazioni dal Veneto.