VENEZIA 83, TANTA ITALIA E LE IMMANCABILI POLEMICHE
Le guerre, il clima, le migrazioni, le tensioni sociali, i giovani e le famiglie, le speranze e i timori. C'è molta attualità, nell'edizione numero 83 della Mostra del Cinema di Venezia, pronta a scattare al Lido tra meno di due mesi, dal 2 al 12 settembre. 88 film, 62 nazioni rappresentate, un fil rouge che racconta la società di ieri e di oggi e molte, molte opere italiane. Non mancheranno ovviamente i momenti più glamour e pop: dal Leone alla carriera a George Clooney, nella serata inaugurale, all'arrivo in Laguna dei fratelli Gallagher, che portano il documentario che racconta la loro inaspettata reunion - Don't look back in anger. Ma tra i 20 film su cui lavorerà la giuria internazionale, presieduta dall'attrice Maggie Gyllenhaal, ben cinque sono i titoli italiani in concorso: "Ritorno a Buenos Aires" di Marco Bechis; Edoardo De Angelis con "Il fuoco che ti porti dentro"; Andrea Pallaoro, che con "The Echo Chamber" mette in scena finalmente l'ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci, ma mai realizzata; e poi "L’estranea" del giovane Paolo Strippoli, e il clamoroso ritorno al Lido di Nanni Moretti con "Succederà questa notte" e un cast stellare. Fuori concorso, pure Gianni Amelio, e Mario Martone. COn un occhio di riguardo, però, a chi promette di sfondare: "Bucking Fastards", titolo dissacrante e cast di prim'ordine per Werner Herzog, o "Ink" di Danny Boyle, che aprirà la rassegna.
Ma ad entrare alla Biennale, anche stavolta, c'è inevitabilmente pure la politica. Quella per cui la Commissione Europea ha ufficialmente revocato i due milioni di euro per la partecipazione della Russia alla rassegna d'arte, scatenando la risposta - tutt'altro che diplomatica stavolta - del presidente.
Non solo grandi nomi, però: ci sono pure le pellicole destinate a far discutere. Come il documentario monstre "Joie de vivre" in cui Luca Guadagnino racconta il suo mentore Bernardo Bertolucci: sette ore di pellicola "Da non riuscire a scollare gli occhi", assicura Barbera. E pure a "Be Brave" di Francesco Carrozzini, il documentario dedicato all'imprenditore Renzo Rosso: il primo lungometraggio italiano interamente lavorato in intelligenza artificiale.