MEDICI STRESSATI, LA REALTÀ DEI DATI
Sono ormai passati 5 anni dall’inizio dell’emergenza Covid, la quale ha messo in ginocchio il nostro sistema sanitario e i medici ospedalieri.
Durante la pandemia in molti pensavano che la loro professione sarebbe migliorata, ma ora il personale sanitario si trova più disilluso che mai.
A dimostrarlo è un sondaggio promosso dai sindacati di categoria. I numeri che tale ricerca mette in luce fanno rabbrividire: meno del 10% dei medici giudica positivamente la propria carriera e sono quasi assenti coloro che si dicono soddisfatti della propria retribuzione, in proporzione alla mole e alle difficoltà del lavoro richiesto.
Questa insoddisfazione galoppante è causata dalle condizioni nelle quali i camici bianchi sono costretti ad operare.
Infatti, tra emorragia di personale, sovraccarico di turni e scarsa disponibilità di ferie, il 38% degli intervistati giudica pessima la qualità della propria vita. Un dato che suscita preoccupazione e sdegno, specialmente perché riguarda medici che lavorano negli ospedali pubblici. Basta uno solo dei dati riportati nell’indagine per fotografare la situazione: il 76% degli intervistati dichiara di operare in un reparto sotto organico.
Sono sempre di più, purtroppo, gli operatori sanitari che ritengono di non essere sufficientemente valorizzati, e che pensano che all’estero o in proprio le loro condizioni potrebbero migliorare notevolmente. È esattamente questa la ragione per cui le università pubbliche formano medici, che poi dal pubblico scappano a gambe levate dopo la specializzazione. E il servizio sanitario nazionale ne paga le conseguenze.