notizie / 28/03/2025 16:54

SALVINI SULL’ UCRAINA, ARMI ED ELEZIONI

 

Matteo Salvini si mette in concorrenza con le posizioni dei suoi più stretti alleati, la premier Meloni e il Ministro degli esteri Tajani.

 

Il seme della discordia riguarda l’ormai celebre piano di riarmo europeo, ex Rearm Europe, più diplomaticamente rinominato Prontezza 2030.

Per questo, il leader del Carroccio critica in particolare la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che è rea di aver imposto il suo piano di riarmo europeo senza prima passare dal voto dell’EuroParlamento, una prova da “democrazia venezuelana” come l’ha definita Salvini.

 

Le rimostranze del leghista riguardano in particolare le modalità da seguire per il riarmo comunitario. La misura del debito di 800 miliardi per l’acquisto di armi non va proprio giù a Salvini, che incolpa la rappresentante degli esteri della Commissione Europea, l’estone Kallas, di sacrificare risorse comuni europee per assecondare le pulsioni belliche di chi non vuole la pace. Risorse peraltro sottratte ai fabbisogni dei cittadini europei quali: scuole, sanità, viabilità e ricerca.

 

Una chiara allusione alla coalizione dei volenterosi. Il piano di inviare soldati europei al fronte ucraino, promosso dal Presidente francese Macron e dal Primo Ministro britannico Starmer, non scalda il cuore del segretario della Lega, per usare un eufemismo. L’idea di Salvini condivisa anche dagli alleati di governo, il Presidente Meloni e il Ministro Tajani, sarebbe quella di mantenere vivo il dialogo con gli Stati Uniti per raggiungere una pace con Putin. Pace che, tramite l’ONU, permetterebbe di riaprire il mercato delle esportazioni italiane alla Russia, da sempre destinazione ambita dai prodotti di lusso nostrani.

 

Anche qui però, persistono le ambiguità nelle parole di Salvini. Se da un lato elogia la premier Meloni per il suo ruolo di mediatore tra Washington e Bruxelles, dall’altro scavalca Tajani, alleato oltre che Ministro degli Esteri, telefonando al vicepresidente Usa Vance per parlare di dazi.

 

Voglie di protagonismo, semplici schermaglie con gli alleati in vista delle elezioni regionali, oppure mina vagante per l’unità del governo? Agli italiani l’ardua sentenza.

 

 

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