SONO QUATTRO GLI INDAGATI PER LA MORTE DI DANIEL
Sono quattro, le persone iscritte nel registro degli indagati per la morte del giovane Daniel Tafa, il 22enne che martedì notte ha perso la vita durante il suo turno di notte all'interno dell'azienda pordenonese STM di Maniago. L’ipotesi di reato, formulata dalla Procura di Pordenone, è omicidio colposo: i quattro indagati, per ora, sono il datore di lavoro Oscar Serena, imprenditore torinese, il delegato interno alla sicurezza, il friulano Paolo Artusi e poi due veneti. Un professionista originario di Concordia Sagittaria, perito delle attrezzature dell’azienda, e una donna vicentina che aveva certificato il corretto funzionamento del macchinario, ora ancora sotto sequestro. Da quella macchina, all'una di notte di martedì, è scaturita un'esplosione che ha mortalmente trafitto il giovane operaio alla schiena con una scheggia incandescente.
L’apertura del fascicolo di indagine nei confronti dei quattro è un atto dovuto, per permettere l'esecuzione dell'autopsia sul corpo di Daniel, che è stata fissata per martedì prossimo. I principali punti, su cui la Procura vuole provare a fare luce, sono le misure di sicurezza dell'azienda, il corretto funzionamento del macchinario e i sistemi di protezione adottati tra gli operai.
All'interno dell’azienda, la Stm di Maniago, la produzione nel frattempo è stata fermata per tre giorni in segno di lutto, e riprenderà solo venerdì. I colleghi di Daniel, questa mattina, si sono dati appuntamento davanti ai cancelli della ditta, per testimoniare la loro vicinanza alla famiglia e per sollecitare misure di sicurezza più stringenti per scongiurare altre future tragedie. Nello stesso stabilimento lavora infatti anche il papà di Daniel, un giovane operaio che proprio il giorno prima di morire sul posto di lavoro aveva compiuto appena 22 anni: ai cancelli della fabbrica è stato affisso un cartello con il volto del ragazzo.