DOLOMITIBUS ANCORA IN ATTESA DEI SOLDI, CHI PAGA?
Non si è ancora risolta la questione dei fondi promessi per le Olimpiadi e attesi dall’azienda di trasporto pubblico locale bellunese. Ben nove milioni di euro che il Governo deve inviare alla Regione Veneto, la quale deve poi girarli a Dolomiti Bus che nel periodo tra febbraio e marzo, durante i giochi olimpici e paralimpici invernali, ha anticipato quei fondi per le corse supplementari delle navette in tutta la conca ampezzana.
Una vicenda che non solo non si è risolta, ma che più passa il tempo, più rischia di aggravarsi. Stavolta è toccato allora alla provincia di Belluno, prendere carta e penna (figuratamente) e scrivere a Roma l'ennesimo sollecito.
E nel farlo, ha scritto chiaro e tondo una richiesta che più che un ultimatum suona come un allarme: se i fondi non arrivano, si rischia che comincino a saltare i servizi. L’ente provinciale, poco prima di Pasqua, ha scritto una lettera al Ministero delle Finanze chiedendo di agire alla svelta con il saldo dei nove milioni promessi, al fine, testualmente, “di evitare l’insorgere di effetti negativi sugli equilibri di cassa di questo ente».
Durante i giochi olimpici, lo ricordiamo, DolomitiBus aveva garantito cento autobus in più, che avevano fatto la spola tra i parcheggi scambiatori e le sedi delle competizioni, per il pubblico di Milano-Cortina. Solo che ora che il pagamento non arriva, l’azienda di trasporto rischia un grosso buco di bilancio, ancor più accentuato dagli attuali aumenti dei carburanti che non dipendono dal Governo, ma non fanno che allargare la crisi. L’azienda rimane insomma in attesa dei soldi, ma teoricamente “dovrebbe”, condizionale d’obbligo a questo punto, sia continuare a garantire il servizio pubblico su strada, sia saldare i fornitori delle aziende esterne che in quel periodo hanno messo a disposizione mezzi e autisti in più.
Ultimo tassello, proprio la Provincia: se i fondi non arrivano, l’ente dovrà metterli di tasca propria per tenere in piedi l’azienda di trasporto pubblico. E il buco di bilancio, a quel punto, lo rischia proprio l’amministrazione provinciale.