UN ANNO NERO PER IL CALZATURIERO DEL BRENTA
È stato un anno nero per il settore calzaturiero della Riviera del Brenta. Nel 2024 si è registrato un forte aumento dei giorni trascorsi in cassa integrazione, dei lavoratori affidati agli ammortizzatori sociali e delle imprese che hanno chiuso.
Una situazione impietosa per il distretto, il terzo in Italia per numero di lavoratori e di aziende e che non pare voler cambiare nemmeno in questa prima parte del 2025.
Particolarmente problematico è il fatto che molte imprese artigiane sono terziste e non producono per proprio conto. Se quindi le grandi industrie non richiedono alle piccole e medie imprese di essere rifornite, le realtà artigiane si ritrovano senza lavoro e con il forte rischio di scomparire.
24 sono le imprese che lo scorso anno hanno chiuso i battenti, un numero preoccupante, e nemmeno l’unico di questa triste realtà per le aziende distribuite tra il padovano e il veneziano. Lo scorso anno infatti sono raddoppiate le imprese del settore che hanno richiesto la cassa integrazione artigiana.
Impressionante anche il numero di posti di lavoro persi, ben 360 nel giro di solo un anno a fronte di un numero iniziale di poco più di 6400 lavoratori.
Dati che influiscono poi inevitabilmente sul fatturato totale. Se nel 2023 il distretto calzaturiero della Riviera del Brenta aveva prodotto scarpe per quasi due miliardi di euro, la somma lo scorso anno è diminuita di oltre il 15%.
La speranza è adesso quella che arrivi una svolta dal mercato francese e cinese.
L’aumento dei costi energetici, le tensioni geopolitiche e il rallentamento di importanti economie non permettono però di vedere grandi luci all’orizzonte.