VUOLE LA CELLA SINGOLA:IL CASO ARRIVA ALLA CONSULTA
Una cella singola di circa sette metri quadrati. Uno spazio pensato per un solo detenuto, dove lavorare e studiare. Poi la decisione di aggiungere una seconda branda. E la protesta di chi quella cella non vuole condividerla.
Succede al carcere Due Palazzi di Padova. Il detenuto, un uomo condannato in via definitiva a trent'anni per omicidio, si oppone con forza alla decisione della direzione. Arriva anche a minacciare di farsi del male e di chiedere il trasferimento.
La protesta viene sanzionata con dieci giorni di esclusione dalle attività ricreative e sportive. Il detenuto presenta reclamo, ma la punizione viene comunque eseguita: la legge non prevede la sospensione della sanzione in attesa della decisione del giudice.
Ed è proprio questo automatismo a finire sotto esame. L'Ufficio di sorveglianza di Padova ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, rimettendo la norma dell'ordinamento penitenziario alla Corte Costituzionale.
La sanzione è già stata scontata, ma il reclamo resta importante. Una punizione disciplinare può incidere sul percorso detentivo e pesare sulle valutazioni per la liberazione anticipata, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione.
Nel frattempo, le verifiche hanno accertato che le celle della sezione, al netto degli arredi, sono in realtà poco meno di sei metri quadrati. Con una seconda branda, lo spazio a disposizione di ciascun detenuto sarebbe dunque sceso sotto i tre metri quadrati.
La direzione del carcere, dopo la protesta dello scorso autunno di sei detenuti, aveva poi revocato la decisione di aggiungere le seconde brande.
Il caso di Padova riporta così al centro un problema che riguarda l'intero sistema penitenziario italiano: il sovraffollamento.
Secondo i dati diffusi ad agosto dall'associazione Antigone, nelle carceri italiane ci sono circa 65 mila detenuti a fronte di poco più di 46 mila posti disponibili: 140 persone ogni cento posti.
Ma quali sono le conseguenze del sovraffollamento negli istituti? Peggiori condizioni igienico-sanitarie, intanto, ma anche più tensioni e conflitti tra i detenuti.
E c'è il tema della salute mentale: stress, isolamento e condizioni di vita difficili possono aumentare il rischio di gesti autolesivi.
E poi diventa difficile garantire lavoro, studio e attività di reinserimento, indebolendo la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.
È il paradosso al centro dell'emergenza carceraria: un sistema che dovrebbe preparare al ritorno nella società rischia, quando è troppo affollato e privo di risorse, di rendere ancora più difficile quel percorso.