L'ITALIA PUÒ TORNARE AL NUCLEARE?
L'Italia può davvero tornare al nucleare?
Una domanda che si è fatta strada negli ultimi giorni, da quando la Camera dei Deputati ha approvato una proposta di legge per la costruzione di piccoli reattori nucleari, portata avanti dal ministro Pichetto Fratin.
Con la probabile approvazione del disegno di legge in Senato, nelle prossime settimane, il Governo avrà poi un anno di tempo per preparare i decreti attuativi. Tuttavia le tempistiche, tutt'altro che rapide, rendono incerta la reale efficacia della misura.
In Italia, lo ricordiamo, la produzione di energia elettrica da fissione nucleare è stata esclusa da ben due referendum. L'attuale esecutivo non ha mai nascosto la volontà di riaprire le porte all'atomo, visto come soluzione definitiva al caro energia, in affiancamento alle fonti rinnovali.
La tecnologia sui cui ci si orienterebbe non sarebbe quella dei reattori tradizionali ma quella degli SMR, piccoli reattori portatili. Dimensioni ridotte, tecnologia avanzata. Ma anche costi molto onerosi e tempi di sviluppo incerti.
Su tutto gravano infatti le tempistiche di realizzazione, non prima di un decennio, ma pure la fattibilità del progetto, in un paese, il nostro, incapace di trovare una soluzione definitiva anche solo allo stoccaggio delle scorie radioattive o ai siti produttivi.
Dal canto proprio le associazioni ambientaliste, come Legambiente, rimangono di chiare posizioni.