COSTRINGE NEOMAMMA AI TURNI, AMAZON CONDANNATA
Costringe una neomamma a turni incompatibili con le sue esigenze di accudire la figlia, Amazon condannata dal Tribunale di Padova. Il giudice del lavoro ha riconosciuto la discriminazione indiretta di genere nei confronti di una dipendente, madre di una bambina, rientrata in servizio dopo la maternità.
La lavoratrice – impiegata nello stabilimento di Vigonza - aveva chiesto di essere assegnata stabilmente al turno del mattino, per poter conciliare il lavoro con la cura della figlia. Una richiesta che, secondo il Tribunale, era compatibile con l'organizzazione del magazzino. Amazon l'ha invece respinta, costringendo la dipendente a ricorrere ripetutamente al congedo parentale, con una conseguente perdita economica.
Per il giudice non era necessario dimostrare un intento discriminatorio da parte dell'azienda: è bastato accertare che un'organizzazione apparentemente neutra producesse, nei fatti, uno svantaggio per una lavoratrice madre. Nel corso del processo, inoltre, Amazon ha richiamato esigenze organizzative che, secondo la sentenza, non sono state adeguatamente dimostrate.
Il Tribunale ha quindi ordinato la cessazione del comportamento ritenuto discriminatorio, l'assegnazione della dipendente al turno richiesto, il risarcimento del danno economico subito e il pagamento delle spese processuali.
Per ADL Cobas, che ha sostenuto la lavoratrice nella causa, la decisione rappresenta un precedente importante perché ribadisce che la maternità non può trasformarsi in un ostacolo al lavoro e che l'organizzazione aziendale deve garantire una reale conciliazione tra attività lavorativa e vita familiare.