DIETRO CRISI AGRICOLA: DECARBONIZZAZIONE O GUERRE?
Dietro all’impennata dei prezzi causati dalle tensioni in Medio Oriente, c’è una preoccupante incognita di cui nessuno parla. Rincari di oltre il 30/40% sui prodotti: fitosanitari, concimi , carburante per mezzi agricoli. Pezzi di ricambio che non arrivano perché le navi container o circumnavigano il globo o sono bloccate. Prezzi delle consegne su gomma triplicati, nonostante in alcuni casi l’ordine sia stato effettuato e pagato prima dello scoppio del conflitto in atto. Nulla di tutto questo però sarebbe il vero problema. La crisi potrebbe fermare la produzione interna, quindi per capirci c’è il rischio che produrre non convenga più ai nostri agricoltori che potrebbero quindi incrociare le braccia. La scomparsa di prodotti si risolve importandoli con il serio rischio che sulle tavole degli italiani finiscano alimenti non sicuri ne controllati lungo tutta la filiera dato che le normative e i divieti in vigore nel nostro Paese non valgono per il resto del Mondo. I controlli sulle importazioni ci sono ma c’è chi sostiene che spesso restano solo sulla carta. In tutto questo caos una buona notizia ci sarebbe. Il mercato è instabile e ciò che ora viene deprezzato, tra qualche mese potrebbe diventare oro per l’imprenditore che ha avuto il coraggio di accollarsi i rischi di produzione. Dalla Regione nel frattempo l’impegno per valutare soluzioni o possibili interventi a sostegno del settore. Chiudiamo con una piccola riflessione. La Comunità Europea per il processo di decarbonizzazione ha spostato fuori dai nostri confini comunitari le produzioni e ora ne paghiamo il prezzo salto. Se ciò non fosse avvenuto ora la crisi si sentirebbe ugualmente?