TRAGEDIA CASTELGUGLIELMO: IPOTESI OMICIDIO-SUICIDIO
La Procura di Rovigo ha aperto un'indagine per omicidio sulla tragedia di Castelguglielmo, dove sabato sono stati rinvenuti i corpi di una donna e di un bambino, morti annegati in un laghetto artificiale. Un atto dovuto, tecnico, per fare luce su una vicenda che appare ogni ora di più come un gesto disperato e solitario.
Tutto comincia sabato, verso l’ora di pranzo, nella zona industriale di Castelguglielmo. Un passante nota un passeggino vuoto, abbandonato a pochi metri dalla riva di un invaso artificiale. È il segnale che qualcosa non va. Poco dopo, il terribile ritrovamento: i corpi senza vita di una donna di origine cinese di 39 anni e del suo bambino di soli 15 mesi affiorano dalle acque.
Eppure, chi l’ha incrociata poco prima parla di una normalità apparente. Non sembrava né agitata, né disperata, né in lacrime. Semplicemente una giovane donna che faceva una passeggiata con il suo bimbo. Pochi passi a piedi dalla frazione di Presciane, dove la donna viveva con il piccolo e i nonni materni.
In paese descrivono la famiglia come riservata, quasi chiusa. Nessun segnale di allarme palese, nessuna richiesta d'aiuto, solo il mormorio di una comunità di 1.500 anime che ora cerca di darsi una spiegazione. Restano però solo voci, ombre che attendono riscontri ufficiali.
Le risposte definitive arriveranno dall’autopsia disposta dalla Procura, che dovrà confermare la dinamica dell’annegamento e chiarire se vi siano stati altri fattori. Al momento, la pista più accreditata resta quella più dolorosa: un ultimo, tragico abbraccio prima di finire in fondo a quel laghetto.