CASTEL D’AZZANO: LO SCOPPIO “DOLOSO E INTENZIONALE”
Bombole di gas disposte in moto studiato, bottiglie molotov posizionate da tempo, liquidi infiammabili utilizzati per propagare più in fretta la devastazione. Ciò che i fratelli Ramponi misero in atto a Castel d'Azzano nella tragica notte del 14 ottobre scorso, uccidendo tre carabinieri nell'esplosione della loro casa durante le operazioni di sfratto, era un piano studiato da tempo, e perpetrato come previsto. Lo dice la relazione, ora allegata agli atti del fascicolo della procura di Verona, firmata dal consulente tecnico Danilo Coppe, geominerario esplosivista che indagò sulle stragi di Bologna e Piazza della Loggia come esperto di stragi e deflagrazioni. Un rapporto in cui si ricostruisce, punto per punto, come Maria Luisa, Dino e Franco Ramponi - in lotta da tempo contro le istituzioni pur di non abbandonare la loro abitazione - fecero saltare in aria il casolare, uccidendo i militari Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello.
Cinque bombole di gpl posizionate al piano superiore, una al piano terra e due all’esterno: al primo piano, due vennero aperte prima dell’ingresso delle forze dell’ordine, vicino ad esse c'era una tanica di benzina con cui era stato cosparso il pavimento. Un mix che con l'accendino acceso da Maria Luisa, che sbraitava e gridava contro i carabinieri, provocò «un rapido incremento della pressione, causato da combustione ad alta miscela di combustibile e aria all’interno di un volume limitato».
Un ambiente saturo, e un casolare ormai fatiscente e costruito con materiali di scarsa qualità che contribuirono a provocare il collasso: fu il crollo del solaio del sottotetto, a provocare la morte per schiacciamento dei tre militari al piano terra. Un atto «chiaramente doloso e intenzionale degli occupanti», secondo il perito, e una trappola mortale da cui le vittime non avevano scampo. Il documento è ora nel fascicolo del pm: uno degli ultimi, prima della chiusura dell'indagine che contesta, a tutti e tre i fratelli Ramponi, l'accusa di strage.