LO STRAZIANTE ADDIO A SERGIU, ASSASSINATO A MIRA
Silenzio, lacrime, commozione. Ma anche domande a cui ancora non ci sono riposte. La comunità- ortodossa di Venezia ha dato l'ultimo saluto a Sergiu Tarna, il giovane barista moldavo ucciso, a soli 25 anni, con un colpo di pistola alla testa, la notte prima di Capodanno. Ucciso in circostanze ora più chiare, dopo i due arresti operati dai carabinieri, ma per motivi ancora del tutto oscuri, e in parte inspiegabili. Perché tanta ferocia, perché tanta violenza nei confronti di un ragazzo così giovane? La comunità ortodossa ha salutato Sergiu con il rito funebre, celebrato nella chiesa di Zelarino, da padre Dimitri Ciubarca e padre Avram Matei.
Una comunità che si è stretta attorno ad una famiglia scioccata: mamma Anastasia, che sui social nei giorni scorsi ha scritto messaggi di affetto e amore al figlio brutalmente ucciso. Con lei, anche i fratelli di Sergiu, Daniel e Daniela, la nonna Elena. Una famiglia straziata e scioccata da una morte che ancora ha poche spiegazioni.
Un'esecuzione vera e propria, hanno scritto i magistrati nelle ordinanze che hanno portato in carcere i due presunti autori, il poliziotto Riccardo Salvagno, 40 anni, e l'amico 38enne Andrea Vescovo. È stato proprio l'agente della locale veneziana, arrestato il giorno dell'Epifania, a mettere gli inquirenti sulle tracce del complice, che da due settimane non usciva di casa, rintanato a Spinea nell'appartamento in cui vive con i genitori.
I due erano conoscenti, compagni di bevute nei night club tra il veneziano e il trevigiano, amico con la passione comune delle auto sportive. Quando sono entrati alle 5 del mattino nella sua casa per arrestare Vescovo, gli agenti indossavano i giubbotti antiproiettile temendo che avesse ancora lui, l'arma di ordinanza di Salvagno ma ritrovata, e che per gli inquirenti potrebbe essere l'arma del delitto. In realtà, quella pistola ancora non si trova, e pure il movente rimane abbastanza labile.
Di certo c'è che entrambi, hanno ricostruito i Carabinieri con le celle telefoniche e le telecamere pubbliche, hanno caricato Sergiu sulla Polo di Salvagno a forza, all'uscita di un bar di Chirignago, poi nei campi di Malcontenta di Mira l'hanno ucciso e abbandonato lì, dove è stato ritrovato la mattina del 31 dicembre. In quei luoghi erano però già passati, insieme, e lo dimostrano le celle telefoniche: c'erano stati alle 19 della sera prima, un fatto molto importante che potrebbe anche costituire la pietra angolare dell'accusa di premeditazione del delitto. Trovato il complice, ora i Carabinieri sperano che presto si capisca chi ha premuto il grilletto: chi collaborerà con le indagini, potrebbe anche evitare l'ergastolo.