MILANESI: “REFERENDUM, ECCO PERCHÉ NO”
Una riforma che non solo non risolve i veri problemi della giustizia nel paese ma che, al contrario, rischia di assoggettare la magistratura all’esecutivo. Ne è convinto Vincenzo Milanesi, già Rettore dell’Università di Padova, oggi portavoce del comitato per il No al referendum del 22 e 23 marzo prossimi.
Tre novità principali, in caso di vittoria del sì. La prima: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Oggi il magistrato può cambiare funzione solo una volta nel corso della carriera, con le nuove regole nemmeno quest’unico passaggio sarebbe più consentito.
La seconda: sdoppiamento del Consiglio superiore della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pm. E poi costituzione dell’Alta Corte disciplinare, nuovo organo chiamato ad occuparsi delle sanzioni ai magistrati.
La terza: sorteggio dei membri togati del Csm con l’obiettivo, nella volontà del governo, di superare la logica delle correnti all’interno della magistratura.
Referendum confermativo, quindi senza quorum: se ci saranno più voti per il sì scatterà la riforma, se ce ne saranno più per il no le cose rimarranno come sono. E questo indipendentemente da quanti italiani andranno ai seggi.