PRE-INTESE AVANTI, TRA GLI INTOPPI DEL GOVERNO
Proprio quando il Governo va sotto alla Camera sull'emendamento preferenze della legge elettorale, l'iter parlamentare dell'autonomia differenziata, iniziato a febbraio a Palazzo Chigi, arriva ad un punto cruciale. La commissione Affari costituzionali del Senato, ha infatti appena dato il via libera alle pre-intese sull'autonomia differenziata sottoscritte tra il governo e le quattro regioni - Liguria, Piemonte, Lombardia e ovviamente il Veneto - con l'approvazione delle quattro risoluzioni sugli schemi di intese nelle materie di protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, e tutela della salute. Un passaggio importante e che precede l'immediata approvazione del testo nell'aula di Palazzo madama, attesa nel giro di 24 ore al massimo. Il terz'ultimo passaggio formale, a conti fatti, del percorso delle prime pre-intese sottoscritte: dopo questo via libera, la palla passerà al Consiglio dei ministri, chiamato a deliberare l'accordo e a presentare, entro 45 giorni, i quattro disegni di legge (uno per ogni regione) da far votare alle due Camere del Parlamento per il definitivo via libera.
Un progetto che ora deve misurarsi, però, anche con le diatribe interne alla maggioranza. L'emendamento alla legge elettorale con la parziale re-introduzione delle preferenze, voluto da Giorgia Meloni e sgradito a Lega e Forza Italia, alla fine è stato bocciato a Montecitorio. Un voto che non dovrebbe - salvo sorprese - pregiudicare la tenuta del Governo, chiamato però ora ad una vetrifica degli equilibri. Anche perché proprio l'autonomia differenziata è stata, negli ultimi quattro anni, un argomento di parziale disaccordo tra gli alleati della maggioranza. E dopo la bocciatura della riforma della Giustizia, cassata dal referendum popolare, anche l'altro grande provvedimento di bandiera dell'Esecutivo, potrebbe rischiare - senza un accordo - di incagliarsi di nuovo.