SANT’EGIDIO, CANDELE ACCESE CONTRO L’INTOLLERANZA
Questa candela rappresenta una persona che, cercando di entrare illegalmente in Italia, ha trovato la morte in mare: se l’è cercata. Quest’altra, una vita persa tra le onde del Mediterraneo, se fosse sbarcata avrebbe compromesso la sicurezza nazionale. E ad alimentare l'odio sono queste persone, in fila per accendere una candela: coloro che spingono e si adoperano concretamente per l'accoglienza dei migranti. In Italia, da qualche tempo, c’è chi sostiene idee del genere e soprattutto le ha sdoganate per utilità politica. A Padova, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, la Comunità di Sant'Egidio si è ritrovata invece per ricordare, nella preghiera ma anche nella riflessione, coloro che sono morti in mare: tante candele accese, a rievocare le storie di chi ha perso la vita cercando di arrivare in Europa. Storie di madri, padri, fratelli, figli, partiti per cercare una vita migliore e finiti invece per "morire di speranza".
Nella chiesa del Portello ci sono anche coloro che grazie a Sant'Egidio in Italia ci sono arrivati, con i corridoi umanitari, dalla Siria o dal Sudan. A lanciare la riflessione monsignor Antonio Mattiazzo, un passato missionario in Etiopia: "Come cristiani non possiamo disinteressarci di queste persone, vogliamo davvero essere una società chiusa ed egoistica?", l’invettiva del vescovo emerito di Padova. "Spesso dimentichiamo che oltre al diritto a migrare, c'è anche il diritto a non migrare, ma per salvaguardarlo dobbiamo fare sì che possano esserci pace, giustizia e sviluppo in quei paesi. E la società non sta facendo abbastanza, anzi li sfrutta e basta", la chiosa finale. E per società s’intende quella europea, che col nuovo patto sui migranti rischia di diventare ancora più chiusa, ma soprattutto quella italiana. La porta del continente, in cui c'è chi cavalca l'onda di una fantomatica "remigrazione" che soffia sul fuoco di odio e intolleranza.