STRAGE DI CASTEL D’AZZANO: CHIUSE LE INDAGINI
Strage in concorso a Castel d’Azzano, nel veronese. Con questa gravissima accusa, la più pesante, è stata chiusa l’inchiesta nei confronti dei fratelli Ramponi: Franco, Dino e Maria Luisa. Devono rispondere in concorso, tra gli altri reati, dell'esplosione della loro cascina in cui il 14 ottobre 2025 morirono i carabinieri Davide Bernardello, Valerio Daprà e Marco Piffari e rimasero feriti gravemente altri 19 appartenenti alle forze dell’ordine mentre altri 15 riportarono lesioni lievi.
Sono trascorsi mesi da quella notte in cui hanno perso la vita tre uomini dell’Arma impegnati ad eseguire un ordine di perquisizione e sequestro in quella cascina piena di molotov e bombole di gas che i fratelli Ramponi avevano sistemato un po’ ovunque in casa e sui tetti.
I fratelli Ramponi, tutti detenuti in carceri diverse, rispondono anche per detenzione di esplosivi e comportamenti precedenti alla strage nel 2024 e poi nel 2025: in due occasioni avevano infatti minacciato di far saltare in aria la casa. Erano emarginati sociali, si erano dichiarati disposti “ad andare all’inferno” pur di impedire che l’azienda agricola finisse in mano ad altri per colpa dei debiti. Tutti elementi che sono stati fondamentali per le indagini ma che avrebbero potuto presagire, prima della tragedia che ha colpito tante famiglie, gli intenti dei tre.