TV7 NEXT - CER: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
Le comunità energetiche rinnovabili stanno uscendo dalla fase sperimentale e stanno entrando, con una certa decisione, nella realtà operativa del Paese. Per anni sono state raccontate come una promessa, una possibilità interessante ma ancora distante, spesso frenata da complessità normative, incertezze tecniche e difficoltà nel tradurre il modello in progetti concreti. Oggi, però, il quadro sta cambiando.
I numeri iniziano a raccontare una storia diversa. In Italia risultano attive oltre 3.300 configurazioni di autoconsumo collettivo, mentre le domande presentate per accedere ai contributi del PNRR – il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – hanno superato quota 48.000. Un dato che non rappresenta solo un segnale di interesse, ma una vera e propria accelerazione del fenomeno.
Nei prossimi mesi, molte di queste richieste si trasformeranno in progetti reali, contribuendo a ridisegnare il modo in cui l’energia viene prodotta, condivisa e consumata nei territori. Non si tratta più soltanto di sperimentazioni isolate, ma di un sistema che inizia a prendere forma, con una visibilità crescente anche a livello locale.
COMPETENZE, TERRITORI E PROGETTI: LA VERA SFIDA DELLE CER
La crescita, però, non è lineare né automatica. Le comunità energetiche richiedono un livello di competenza elevato. Non basta installare impianti fotovoltaici e condividere energia: serve costruire configurazioni complesse, mettere insieme soggetti diversi – cittadini, imprese, enti locali – e interpretare correttamente le regole.
È un lavoro che incrocia aspetti tecnici, giuridici, amministrativi e organizzativi. Ed è proprio qui che si gioca la partita. Questa complessità può rappresentare un ostacolo, soprattutto nelle fasi iniziali, ma può anche trasformarsi in un’opportunità: spinge territori e amministrazioni a sviluppare competenze nuove e a costruire modelli più maturi.
Tre elementi appaiono centrali per il futuro delle CER.
Il primo è la semplificazione: rendere i processi più chiari e accessibili significa favorire una diffusione più ampia.
Il secondo è il supporto ai territori: in questo ambito il ruolo del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, diventa fondamentale non solo nella gestione degli incentivi, ma anche nell’assistenza e nella formazione.
Il terzo è la qualità dei progetti: le comunità funzionano davvero quando nascono attorno a bisogni concreti – piccoli comuni, condomini, aree interne, filiere produttive.
In questo contesto si inseriscono iniziative come “Percorsi Comuni”, sviluppata con il Dipartimento della Funzione Pubblica, che punta a rafforzare le competenze delle amministrazioni su energia, efficienza e sostenibilità. Un passaggio decisivo per creare un ecosistema favorevole alla diffusione delle CER e delle configurazioni di autoconsumo collettivo.
È evidente che lo sviluppo non sarà uniforme. Alcuni territori correranno più velocemente, altri avranno bisogno di più tempo. Molto dipenderà dalla capacità progettuale locale e dalla disponibilità di competenze.
Ma la direzione appare chiara: una crescita progressiva, legata alla capacità di trasformare un modello complesso in uno strumento concreto per cittadini e imprese.
Le comunità energetiche, infatti, non sono solo un tema energetico. Sono anche un modello di partecipazione locale, capace di generare benefici economici condivisi e rafforzare il legame tra territorio e sostenibilità.
LE CER AL FORUM DUEZEROCINQUEZERO A PADOVA
Un tema che sarà al centro anche del confronto pubblico. Il prossimo 23 aprile, durante il Forum duezerocinquezero, il convegno organizzato da Community-CER rappresenterà un’occasione importante per approfondire scenari, strumenti e prospettive insieme a istituzioni, esperti e operatori del settore.
Per amministrazioni, imprese e cittadini interessati alla transizione energetica, partecipare significa comprendere meglio un cambiamento già in atto e cogliere le opportunità che sta generando.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.