notizie / 27/10/2026 16:32

TV7 NEXT - OCEANI PROFONDI, LA VITA SCOMPARE

Gli oceani profondi potrebbero essere molto più vulnerabili all'inquinamento di quanto si pensasse. Uno studio pubblicato il 19 ottobre 2026 sulla rivista scientifica PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences, documenta un drastico declino delle popolazioni di pesci, crostacei e cefalopodi nelle acque profonde del Golfo del Messico.
La ricerca, coordinata da Tracey Sutton, della Nova Southeastern University, negli Stati Uniti, descrive una riduzione della fauna marina compresa tra il 60 e l'85 per cento, a seconda dei gruppi di organismi analizzati, nell'arco di circa tre anni e mezzo.
Il dato più preoccupante riguarda la persistenza del fenomeno. Le osservazioni condotte fino al 2023 non hanno evidenziato un ritorno ai livelli registrati all'inizio del 2011.
Secondo gli autori, l'ipotesi più plausibile è che il declino sia collegato alla contaminazione prodotta dal disastro petrolifero della piattaforma Deepwater Horizon, avvenuto nell'aprile del 2010.
La ricerca non stabilisce un collegamento causale definitivo, ma individua una forte corrispondenza temporale e non trova nei fattori ambientali naturali analizzati una spiegazione alternativa convincente.

OCEANI PROFONDI, IL CROLLO DELLE POPOLAZIONI MARINE

La ricerca si concentra sul cosiddetto ambiente pelagico profondo, cioè la colonna d'acqua lontana dai fondali e dalla superficie, compresa principalmente tra 200 e 4.000 metri di profondità.
Questi ambienti costituiscono uno degli ecosistemi più estesi del pianeta e ospitano una biodiversità ancora poco conosciuta.
Nel Golfo del Messico, le acque pelagiche profonde rappresentano oltre il 90 per cento del volume complessivo del bacino.
Per comprendere come le popolazioni animali siano cambiate nel tempo, gli scienziati hanno analizzato i dati di due grandi programmi oceanografici.
Il primo ha effettuato rilevazioni intensive durante il 2011, poco dopo la conclusione della fuoriuscita di petrolio. Il secondo ha realizzato nove campagne di ricerca tra il 2015 e il 2023.
Complessivamente sono stati analizzati oltre duemila campioni raccolti con reti scientifiche, integrati con misurazioni acustiche e analisi genetiche.
I risultati mostrano un cambiamento estremamente marcato.
L'abbondanza dei pesci profondi è diminuita del 63,5 per cento, quella dei macro-crostacei del 62 per cento, mentre i piccoli cefalopodi hanno registrato una riduzione del 59,7 per cento.
Per alcuni organismi fondamentali per l'equilibrio ecologico il declino è risultato ancora più intenso.
Il krill, costituito da piccoli crostacei che rappresentano una risorsa alimentare essenziale per numerose specie, ha registrato una riduzione del 72,8 per cento.
I pesci lanterna, particolarmente importanti per la catena alimentare oceanica, sono diminuiti del 62,9 per cento.
Un altro gruppo di piccoli pesci profondi, appartenenti al genere Cyclothone, ha mostrato un calo del 69 per cento.
Le osservazioni hanno individuato inoltre una diminuzione delle concentrazioni particolarmente elevate di animali, cioè quelle aggregazioni che permettono ai predatori di trovare quantità sufficienti di cibo.
La perdita di queste aggregazioni può avere conseguenze rilevanti sull'intero ecosistema, perché modifica non soltanto il numero complessivo degli organismi, ma anche la loro distribuzione.

DEEPWATER HORIZON: LE CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE

Il 20 aprile 2010, un incidente sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon provocò una delle maggiori fuoriuscite di petrolio nella storia dell'industria offshore.
Per 87 giorni, milioni di barili di greggio si dispersero nel Golfo del Messico, interessando anche ambienti marini profondi.
Il disastro ebbe conseguenze immediate sulla fauna e sugli ecosistemi costieri. Gli effetti nelle profondità oceaniche, però, sono risultati molto più difficili da osservare e misurare.
Il nuovo studio suggerisce che una parte importante del danno possa essersi manifestata successivamente, con un progressivo declino delle popolazioni animali.
I ricercatori hanno esaminato diverse possibili spiegazioni naturali.
Le misurazioni della temperatura non hanno mostrato variazioni compatibili con il crollo osservato. Non sono emerse nemmeno condizioni di carenza di ossigeno tali da giustificarlo.
La disponibilità di organismi planctonici, che costituiscono una fonte alimentare fondamentale per numerose specie profonde, non ha presentato riduzioni coerenti con il fenomeno.
Anche i metodi di campionamento sono stati verificati per escludere che le differenze derivassero dagli strumenti utilizzati.
Alla luce di questi risultati, gli autori individuano nella fuoriuscita di petrolio e nelle operazioni associate al suo contenimento la spiegazione più plausibile.
La contaminazione potrebbe aver compromesso la sopravvivenza, la riproduzione e la capacità di recupero delle popolazioni.
Ulteriori studi hanno infatti rilevato la persistenza di sostanze derivate dal petrolio in organismi profondi anche diversi anni dopo l'incidente.

OCEANI PROFONDI, BIODIVERSITÀ E CICLO DEL CARBONIO

Il declino documentato nel Golfo del Messico non riguarda soltanto la sopravvivenza delle specie coinvolte.
Gli organismi pelagici profondi svolgono una funzione essenziale all'interno della rete alimentare marina.
Molti pesci e crostacei compiono quotidianamente migrazioni verticali: durante la notte risalgono verso gli strati superficiali per nutrirsi, mentre di giorno tornano nelle profondità.
Attraverso questi spostamenti contribuiscono al trasferimento di sostanze organiche e carbonio dalla superficie verso le acque profonde.
Il processo fa parte della cosiddetta pompa biologica del carbonio, uno dei meccanismi attraverso cui l'oceano partecipa alla regolazione del clima terrestre.
Una riduzione significativa delle popolazioni potrebbe quindi influenzare anche il funzionamento di questo sistema naturale.
Gli animali studiati rappresentano inoltre una fonte alimentare per numerosi predatori, tra cui grandi pesci, squali, delfini e balene.
Il loro declino può propagarsi lungo la catena alimentare, modificando equilibri ecologici costruiti attraverso periodi molto lunghi.
Un ulteriore risultato riguarda la diversità genetica. In alcune specie di pesci lanterna, i ricercatori hanno individuato segnali di riduzione della variabilità genetica, un fattore che può compromettere la capacità delle popolazioni di adattarsi ai cambiamenti ambientali.
La difficoltà di recupero potrebbe essere legata anche alla riduzione del numero di individui disponibili per la riproduzione.
Quando una popolazione diventa troppo piccola, infatti, può incontrare difficoltà crescenti nel trovare partner riproduttivi e nel mantenere una sufficiente diversità genetica.
Questo fenomeno contribuisce a spiegare perché alcuni ecosistemi possano rimanere impoveriti anche dopo la scomparsa della causa iniziale del danno.
Lo studio pubblicato su PNAS apre quindi una riflessione che va oltre il Golfo del Messico.
Le attività di estrazione petrolifera offshore, lo sfruttamento minerario dei fondali e le altre pressioni industriali sugli ambienti profondi richiedono una conoscenza molto più approfondita delle conseguenze ecologiche.
La grande estensione degli oceani non garantisce necessariamente la loro capacità di recuperare.
Il caso del Golfo del Messico dimostra quanto sia importante disporre di dati scientifici raccolti nel lungo periodo, capaci di individuare cambiamenti che altrimenti rimarrebbero invisibili.
La sfida è comprendere come proteggere ecosistemi che svolgono funzioni decisive per la biodiversità e il clima, ma che continuano a essere tra gli ambienti meno conosciuti del pianeta.

Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.

 

Logo GruppoTV7

Il Gruppo Editoriale TV7 con quarant'anni di esperienza nel settore televisivo, è una realtà storica nella comunicazione audiovisiva italiana. Con sedi in Veneto e Friuli Venezia Giulia il Gruppo si compone di uno staff giornalistico e tecnico altamente qualificato con un gruppo creativo interamente dedicato alla post-produzione grafica.

Contatti

Tel : 049.8077755

E-mail :
Redazione : redazione@gruppotv7.com
Commerciale :commerciale@gruppotv7.com

Indirizzo :
Via Francesco Scipione Orologio, 2
35129 - Padova

Progetto

© © 2020 GRUPPO EDITORIALE TV7..TUTTI I DIRITTI RISERVATI. - P.iva: 0076970028

Designed using HTML Codex

Il sito web GruppoTV7 NON utilizza cookies proprietari per la profilazione degli utenti. Vengono ad ogni modo utilizzati cookies tecnici e cookies di terze parti per fini statistici (google analytics), pubblicitari (google adsense) e per funzioni aggiuntive (facebook, twitter). Premi su "Accetta Cookies" per accettare il servizio e i cookies stessi.

Personalizza
Informativa estesa cookies
Accetta cookies