“IO SENZA UNA CASA, DORMO SUI DIVANI DI AMICI”
Perde il lavoro, subisce lo sfratto e ora, se non dorme per strada, è solo grazie al buon cuore di amici e conoscenti. La storia di Marika, cittadina veneziana che preferisce non mostrarsi in volto, è solo una delle tante che fotografano la situazione di grave disagio abitativo a Venezia.
Il licenziamento nel 2020 a causa della pandemia, l’incapacità di pagare l’affitto ma, incredibilmente, anche la mancata assegnazione di un alloggio ERP nonostante risultasse in graduatoria.
E vano è risultato anche il tentativo di rivolgersi ad altre realtà più o meno assistenziali.
Quello di Marika, però, è tutt’altro che un caso isolato.
Eppure le case ci sarebbero. In tutto il territorio comunale ci sono più di 2500 alloggi pubblici sfitti, molti però non agibili. E più o meno uguali sono i nuclei familiari a basso reddito in cerca di una casa. Ad ogni bando, però, solo poche centinaia di famiglie ottengono un alloggio.
Allo stesso tempo il mercato privato è inaccessibile visto che i proprietari preferiscono affittare ai turisti. Per questo la Rete Solidale per la Casa ha proposto un suo piano per incentivare i proprietari ad affittare ai residenti. In che modo però?
A questo piano, secondo l’associazione, andrebbe affiancato un regolamento per limitare gli affitti brevi, che la Rete Solidale per la casa ha già depositato in Consiglio comunale.
Dal 2022 Venezia è l’unica città che, grazie a una legge dello stato che ne riconosce l’unicità, può dotarsi di un regolamento per limitare gli affitti brevi. Ma in quattro anni non l’ha ancora fatto.