CARO CARBURANTE: TREMA IL SETTORE PESCA
L’aggravarsi delle tensioni in medio oriente e il blocco parziale dei rifornimenti di prodotti petroliferi d’importazione dall’Iran è alla base dell’impennata dei prezzi. Non è chiaro però perché colpisca così duramente il nostro Paese dato che l'Italia importa petrolio principalmente da Libia, Azerbaigian e Kazakistan attraverso il corridoio del Caspio, oltre che da Nigeria, Stati Uniti, Norvegia e Brasile attraverso le rotte atlantiche. È ben chiaro invece che si tratta dell’ennesima speculazione con ricadute drammatiche per famiglie e per imprese. In difficoltà tra le diverse realtà troviamo il settore pesca. Il carburante rappresenta infatti una delle principali voci di spesa del comparto, arrivando a incidere anche per oltre il 40% sui costi operativi. Nei porti italiani il prezzo del gasolio ha già superato 1 euro al litro e potrebbe salire fino a 1,80 euro. Gli aumenti causano l’erosione dei margini di guadagno delle imprese e rischiano di compromettere la continuità delle attività e l’occupazione nella filiera ittica. Stiamo parlando di un comparto che ha già affrontato diversi anni di crisi legati anche ai cambiamenti climatici alla base della fioritura delle mucillagini e dell’invasione del granchio blu. I pescatori del litorale veneto , Chioggia capofila stanno discutendo se ridurre le uscite per contenere i danni. L’idea divide perché sembra che il mare in questo momento potrebbe regalare invece delle soddisfazioni. Coldiretti Pesca punta a ottenere il ripristino di un credito d’imposta sul carburante per le imprese della pesca e dell’acquacoltura, sul modello di quanto già previsto nel 2022, finanziato attraverso gli extraprofitti delle aziende petrolifere. Una misura ritenuta necessaria per sostenere un settore strategico per l’economia delle aree costiere e per l’approvvigionamento alimentare nazionale.