LICENZIATO, SI SUICIDA: IL TRIBUNALE GLI DÀ RAGIONE
Era stato licenziato dalla sua azienda, il colosso della grande distribuzione organizzata Metro, perché accusato di aver causato un danno di 280 euro. Dieci giorni dopo si era tolto la vita. Ora, però, il Tribunale del Lavoro di Venezia ha dichiarato quel licenziamento illegittimo.
Una storia che fa male quella che arriva da Venezia. Paolo Michielotto aveva 55 anni, da 27 lavorava come addetto alle vendite per la stessa azienda, nel magazzino di Marghera.
Metro, più di 2 miliardi di euro di fatturato, lo aveva accusato di aver agevolato alcuni clienti consentendo loro di risparmiare sulle spese di spedizione.
Una pratica scorretta secondo l’azienda, che lo aveva prima sospeso e poi, a fine luglio 2024, licenziato. Tutto per aver causato a Metro un danno di 280 euro.
Paolo si era rivolto alla Cgil che, assieme alla famiglia, aveva fatto causa all’azienda contro il licenziamento. Pochi giorni, però, si era tolto la vita.
Secondo il Tribunale del Lavoro, però, quel licenziamento non doveva avvenire.
La sede di Marghera di Metro ha chiuso lo scorso ottobre. Già dieci anni prima l’azienda aveva annunciato lo smantellamento del sito di via Colombara, ma dopo una lunga battaglia sindacale era rimasto aperto con un numero ridotto di lavoratori.
Ora, però, lì dove Paolo aveva lavorato per anni, restano solo le transenne. A cui ora si aggiunge una sentenza di un Tribunale a certificare che quel licenziamento non lo doveva subire.