notizie / 07/04/2026 10:53

ADDIO A PIETRO CALOGERO, PM DEL “PROCESSO 7 APRILE”

Pietro Calogero si è spento lunedì sera a 86 anni, ricoverato all'ospedale di Padova. Se ne è andato il 6 aprile, proprio alla vigilia di quella data che per sempre aveva segnato la sua carriera di magistrato. E che per sempre aveva sancito anche uno spartiacque nella storia giudiziaria, politica e sociale dell'Italia repubblicana. Pietro Calogero, originario della provincia di Messina, ma trasferito in Veneto fin degli anni Sessanta, era stato sostituto procuratore a Treviso e poi a Padova, membro del CSM, capo delle procure di Venezia e Padova e poi procuratore generale in Corte d’appello.

Il suo nome rimane indissolubilmente legato al cosiddetto "Processo 7 aprile". Una serie di processi penali che iniziarono, il 7 di aprile del 1979, con gli arresti da lui firmati tra le città di Padova, Milano e Roma, contro centinaia di militanti di Autonomia operaia. Eravamo nel pieno degli anni di piombo, eravamo in un'epoca in cui nelle università e nelle strade ci si sparava tra fazioni politiche contrapposte, anni in cui l'eversione - sia quella rossa che quella nera - facevano attentati, rapimenti, morti. Tra il ‘77 e il ‘79, Padova e il Veneto erano stati centro nevralgico della tensione: 477 attentati con bus e cassonetti incendiati, 129 rapine per finanziare il movimento, 132 aggressioni contro i professori e i cronisti gambizzati. Ma soprattutto era passato solo un anno dal rapimento e dall'omicidio del leader della DC, Aldo Moro, da parte delle Brigate Rosse. Col processo 7 aprile, i leader nazionali di Autonomia Operaia, tra cui Toni Negri, Emilio Vesce, Oreste Scalzone e Lanfranco Pace, vennero accusati dal pm padovano di esserne gli ideologi, di fare proseliti nelle aule universitarie, erano i "cattivi maestri" che propagandangavano nelle aule l'eversione e l'associazione a delinquere para-militare per sovvertire i poteri dello Stato.

Una serie di accuse lunghissima, che ad un anno dall'omicidio Moro il Partito Comunista prese serissimamente, schierandosi col suo leader Enrico Berlinguer subito al fianco dei magistrati, e contro gli autonomi della sinistra extra-parlamentare, ritenuti violenti e pericolosi. Un processo che negli anni successivi portò a 60 mila attivisti indagati e a 25 mila arresti, ma che ancora oggi rappresenta uno dei casi giudiziari più controversi della nostra storia italiana del Novecento. E che comunque si concluse con alcune condanne ai leader di Autonomia Operaia, ma mai con il comprovato collegamento con le BR.

Quello di Calogero fu definito da molti un “teorema”, ma il magistrato non smise mai di sostenere quanto scritto negli incartamenti di quegli arresti. Per qualcuno, ancora oggi, l'inchiesta 7 aprile è stata un abuso e un errore giudiziario, un attentato al diritto di difesa e alle libertà costituzionali. Per molti altri, il lavoro di Calogero rimarrà per sempre come una decisa risposta al diffondersi di pericolose forme di disordine pubblico. I funerali di Pietro Calogero, che lascia moglie e figlio, si terranno venerdì pomneriggio nella chiesa di San Fidenzio, a Sarmeola di Rubano.

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