DELITTO DEL TERGOLA, DUE ARRESTI PER OMICIDIO
Un omicidio brutale, seguito da un tentativo di far sparire il corpo e cancellare ogni traccia. È lo scenario ricostruito dagli investigatori nell’inchiesta sulla morte di Ferdinant Hoti, trovato senza vita l’8 settembre scorso nel canale Tergola, a San Giorgio delle Pertiche, nel padovano.
Due uomini italiani, di 51 e 54 anni, sono stati arrestati all’alba tra San Giorgio delle Pertiche e Mirano, nel veneziano. Per entrambi il giudice per le indagini preliminari di Venezia ha disposto la custodia cautelare in carcere. Le accuse sono di omicidio aggravato, occultamento di cadavere e porto illegale di arma da fuoco in concorso.
A far scattare le indagini era stata la segnalazione di un passante: nell’acqua affioravano le ruote posteriori di una Fiat Bravo senza targhe. Quando i vigili del fuoco hanno recuperato la vettura, la macabra scoperta. Sul sedile posteriore, il corpo della vittima, avvolto in sacchi di plastica nera e coperto da pneumatici e altro materiale. Sul volto, gravissime lesioni provocate da un colpo di fucile esploso a distanza ravvicinata.
La svolta arriva dalle impronte rilevate sul paraurti dell’auto, analizzate dai carabinieri del RIS di Parma, e dall’esame di decine di ore di filmati delle telecamere di sorveglianza.
Le immagini avrebbero permesso di ricostruire gli ultimi spostamenti di Hoti, entrato in un capannone adibito a officina a Mirano. Da quel momento, la vittima non sarebbe più stata ripresa in vita. I video documenterebbero poi le operazioni per nascondere il corpo e spingere l’auto nel canale.
Durante l’esecuzione degli arresti è stato inoltre recuperato un fucile calibro 12, ritenuto dagli inquirenti compatibile con l’arma del delitto.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’omicidio sarebbe stato premeditato e legato a contrasti nel traffico di sostanze stupefacenti nel veneziano. I due indagati sono stati trasferiti nelle carceri di Rovigo e Verona, a disposizione dell’autorità giudiziaria.