L'AGRICOLTURA VENETA SFIDA LA SICCITÀ
Il Veneto ha dichiarato lo Stato di Emergenza su tutto il territorio regionale , a seguito delle anomale condizioni idrologiche e idrauliche riscontrate, in particolare nel territorio del Distretto del fiume Po, e del rischio di risalita del cuneo salino. A firmare l'ordinanza il Presidente del Veneto Alberto Stefani. Anche ARPAV in queste ore rincara la dose delle cattive notizie rispetto alla sete di alcune delle principali risorse idriche venete. Il Po registra valori inferiori del 70% rispetto alla media storica, l’Adige del 60%, mentre Bacchiglione e Brenta si attestano in calo tra il 53% e il 60%. Anche i corsi d’acqua montani evidenziano una diminuzione delle portate compresa tra il 30% e il 45%. Le previsioni meteo non sono migliori e non lasciano intravedere piogge in arrivo. Anzi. Sull'Italia è previsto l'arrivo di una terza ondata di caldo africano. Da mercoledì 8 luglio, attesi in Val Padana picchi di calore fino 39°C. A causa del deficit di precipitazioni del 28% e delle alte temperature, diversi consorzi di bonifica hanno iniziato a razionare l'acqua per l'agricoltura, passando a turnazioni irrigue d'emergenza o sospendendo i prelievi dai fiumi dove l'acqua è diventata salmastra. I campi, le coltivazioni sono strette nella morsa della sete. Le atterezzature per l'irrigazione nella media in Veneto inoltre sono legate a tecnologie del passato dove non si doveva combattere contro le temperature elevate. Non sono macchine veloci e spesso non coprono per tempo l'intero appezzamento, senza dimenticare che l'acqua evapora velocemente dal terreno rovente. Irrigatori che spesso funzionano a gasolio incidendo notevolmente sui margini di profitto. Il rischio è la moria delle coltivazioni o il fermo stesso della produzione date le molteplici condizioni sfavorevoli. In tale situazione a pagare il prezzo più alto sarà il consumatore finale con l'aumento dei prezzi e possibili speculazioni sui prodotti ortofrutticoli.