CLIMA CHE CAMBIA: IL PREZZO PESANTE DELLE GUERRE
Prima premessa: è in arrivo sull'Italia la terza ondata di caldo africano di quest'anno. Da mercoledì 8 luglio, la pianura Padana tornerà a bollire dopo alcuni gironi di temperature leggermente più fresche.
Seconda premessa: questo clima impazzito, che volge sempre più verso il caldo tropicale, ci ripetono essere colpa dell'uomo, delle emissioni che cambiano l'atmosfera e delle fonti fossili che hanno forse irreparabilmente danneggiato il nostro ambiente. Il che è vero, ed è la ragione per cui ci viene chiesto di essere più attenti: di razionare l'acqua, di separare i rifiuti, di spegnere il caminetto d'inverno e di utilizzare la bicicletta d'estate.
E poi, però, dall'altra parte del mondo ci sono quelle stesse istituzioni che per gli interessi finanziari di pochi investono massicciamente in armamenti e si prodigano nel portare avanti guerra che non servono a nessuno, se non a loro stesse. Pensate solo a quanta energia distruggono e a quante sostanze disperdono nella nostra atmosfera tutte quelle artiglierie utilizzate tra Europa dell'Est e Medio oriente negli ultimi anni.
Russia e Ucraina hanno sinora impiegato milioni di colpi d'artiglieria, migliaia di missili e bombe guidate, soprattutto centinaia di migliaia di droni - la vera rivoluzione tecnologica di questo conflitto - che hanno incendiato depositi di carburante, industrie e centrali elettriche, distrutto boschi e campagne, liberato nell'aria centinaia di milioni di tonnellate di gas serra. E l'Europa, che invita tutti noi alla moderazione delle emissioni e alla gestione del risparmio energetico, fino ad ora c'è stata dentro con tutti e due i piedi. Tra qualche anno, guardandoci indietro, probabilmente ci renderemo conto che questa guerra è stata inutile sin dal principio. E pensiamoci, la prossima volta che ci chiederanno di comprare una costosa auto elettrica per difendere il clima.