AGRICOLTURA IN CRISI: “L’EUROPA INTERVENGA”
Non c’è pace per l’agricoltura: dopo gli effetti della guerra in Ucraina, dopo i timori per i dazi di Trump e dopo ulteriori rincari causati dal conflitto in Medio Oriente, il settore primario rischia un’ulteriore mazzata.
Intanto c’è l’impennata del costo dei fertilizzanti, cresciuti vertiginosamente da febbraio, dopo l’attacco americano all’Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz.
Ma a mettere in ginocchio le aziende e minacciare la sicurezza alimentare del continente sono anche i vincoli del Green Deal, il piano strategico dell'UE per azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050.
E così il settore primario è sceso di nuovo in piazza martedì e l’ha fatto a Strasburgo, davanti al Parlamento europeo.
Gli agricoltori chiedono a gran voce la sospensione immediata dei due strumenti climatici voluti dalla Commissione Europea che stanno impattando negativamente sui costi di produzione per gli agricoltori e a cascata sui prezzi per i consumatori.
Sono il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e il mercato europeo delle quote di emissione di anidride carbonica dei fertilizzanti.
Istanze che hanno raccolto il sostegno degli europarlamentari veneti. A loro, adesso, il compito di portare all’interno delle istituzioni le istanze del settore primario.
A rischio c’è la sopravvivenza di un settore cruciale per l’economia veneta: 60 mila lavoratori e quasi 9 miliardi di euro di produzione lorda nel 2025. Un comparto che senza aiuti dall’Europa rischia danni irreparabili.