ALLA BIENNALE RUSSIA E ISRAELE ANCORA NEL MIRINO
Dopo le prime proteste di mercoledì davanti al padiglione russo, le militanti delle Pussy Riot sono tornate a sfilare a Venezia. L'hanno fatto con il loro distintivo passamontagna fucsia, brandendo bandiere dell'Ucraina e lanciando slogan contro la Russia, Putin e la presenza del padiglione di Mosca alla Biennale. Circa in duecento hanno tentato di accedere in piazza San Marco, e una volta bloccate dalla polizia si sono dirette a Ca' Giustinian, sede della Biennale, dove hanno acceso fumogeni di color giallo e blu a ricordare la bandiera ucraina e hanno consegnato un documento nel quale spiegavano i motivi della protesta. Dopo il primo sit-in andato in scena mercoledì pomeriggio all'Arsenale e poi ai Giardini, a tornare in presidio e in corteo saranno gli attivisti in chiave anti-israeliana, che si ritroveranno nel giorno dello sciopero in una manifestazione di protesta prevista dalle 16.30, con partenza da via Garibaldi.
Movimenti di protesta che però non si fermano. Sabato mattina, nel giorno in cui si sarebbe dovuta tenere l'inaugurazione ufficiale poi cancellata a seguito delle dimissioni della giuria internazionale, toccherà al popolo radicale scendere in piazza a Venezia per protestare contro il padiglione russo: "Megafono di un regime liberticida", scrivono gli organizzatori. Appuntamento sabato alle 10 al Ponte della Paglia e da lì un corteo autorizzato in Riva degli Schiavoni e Riva Sette Martiri raggiungerà alla fine i Giardini della Biennale.