BIMBA ANNEGÒ AL PICNIC: NESSUNA COLPA PER IL PADRE
Nessuna colpa dei genitori, il caso va verso l'archiviazione. Sono passati due anni - era il 23 giugno del 2024: una domenica assolata, alla periferia di Padova. Una giornata di tranquillità con un picnic fuori porta trasformatasi in una tragedia. Akyra, bambina di soli tre anni di origini camerunensi, morì annegando nel canale che corre lungo via Svezia, zona industriale di Padova, sfuggendo al controllo dei genitori e finendo fatalmente nell'acqua.
La procura di Padova aveva indagato il padre, ingegnere di 41anni, con l'ipotesi di omicidio colposo per omessa vigilanza della bambina. Un'accusa destinata ora a cadere, con il sostituto procuratore pronto a chiedere l'archiviazione del caso. Secondo i magistrati, l’uomo non ha colpe per quanto successo, quella della figlia Akyra sarebbe stata un'immane tragedia, ma niente di più. In primo luogo perché il tutto sarebbe avvenuto in pochi istanti, un lasso di tempo minimo di distrazione dello sguardo dei genitori, che si trovavano a fare un picnic sull'argine con altri connazionali. E in secondo luogo, la caduta della bambina di 3 anni nel canale di scolo del parco Roncajette sarebbe avvenuto immediatamente, negli stessi istanti in cui lei spariva facendo perdere le sue tracce. La bimba stava giocando con alcuni altri bambini, ma il padre non se n'era disinteressato, anzi: era sempre intento a guardare dove andasse la figlia, una situazione di tutela e apparentemente senza pericoli in cui, per la procura, la condotta del padre non sembra essere stata negligente. Per questo, ora si va verso l'archiviazione: una tragedia e un dolore enorme per la famiglia, ma che non dovrebbe avere ulteriori strascichi giudiziari.