CARO ENERGIA, I COMUNI: “SERVIZI A RISCHIO”
Trump chiude lo Stretto di Hormuz, attacca Papa Leone e intanto il prezzo del petrolio torna a salire. Un inizio settimana ancora una volta all’insegna dell’instabilità.
Il Presidente degli Stati Uniti, dopo l’ennesimo fallimento dei colloqui di pace con l’Iran, ha annunciato a sua volta blocco dello Stretto di Hormuz, di fatto vietando il passaggio anche alle navi iraniane, le uniche che fino ad ora continuavano a transitare.
Immediata la replica di Teheran: “godetevi gli attuali prezzi della benzina”, facendo intendere che sia in arrivo un nuovo rialzo.
Le conseguenze erano apparse evidenti già da lunedì mattina: prezzo del petrolio di nuovo sopra i 100 dollari al barile e borse in rosso.
Trump che comunque ha anche da sorridere: “gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo. Quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi” aveva detto nelle scorse settimane. Rispetto a prima della guerra, le esportazioni di petrolio dagli Stati Uniti sono cresciute del 30%. Per Washington soldi freschi.
Chi ne paga le conseguenze? Cittadini, famiglie, imprese. E anche le amministrazioni pubbliche locali. Lo spiega Mario Conte, sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto, l’associazione dei comuni.
Nelle prossime ore Conte incontrerà il Ministro dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin e si farà portavoce dei timori degli enti locali.
Le sparate di Trump, intanto, non hanno risparmiato nemmeno Papa Leone: “E’ un debole, terribile in politica estera. Se non fossi alla Casa Bianca, lui non sarebbe Papa” ha dichiarato il Presidente degli Stati Uniti. “Non ho paura di lui, continuerò ad esprimermi contro la guerra” la risposta del Pontefice.
Economia mondiale in crisi, ma Trump sembra aver altro a cui pensare.