FINE VITA, MARATONA IN AULA: IL VOTO ATTESO DOMANI
Maratona doveva essere, e maratona è stata. È iniziata poco prima di mezzogiorno, la discussione nell'aula del Consiglio Regionale della legge sul suicidio medicalmente assistito: troppi interventi e troppi emendamenti da votare, il voto definitivo arriverà solo domani. Nonostante i tentativi ostruzionisti del vannacciano Valdegamberi - respinti sul nascere - nonostante le ferme opposizioni dei meloniani e i dubbi di alcuni consiglieri leghisti, stavolta il testo sul fine vita è arrivato in aula e con la sensazione di avere i numeri per passare. Favorevole (per con libertà di coscienza e di voto) gran parte di Lega, gruppo Stefani e Forza Italia, contrari Fratelli d'Italia, Futuro Nazionale e Resistere. Favorevoli anche Partito Democratico, AVS, 5 Stelle, Azione e Civiche: numeri alla mano, sui 51 consiglieri eletti, la maggioranza necessaria fissata a 30 dovrebbe esserci, salvo sorprese che tutti sperano di scongiurare. "Una legge che non istituisce il suicidio assistito", ha tenuto a precisare la regione.
Ma che cosa prevede, allora, la legge veneta sul suicidio assistito? Non si toccano i quattro requisiti fissati dalla Consulta, e nulla c'è scritto sui tempi, coi quali le aziende sanitarie dovrebbero rispondere alle richieste dei pazienti: la norma non sarebbe passata né in aula, né probabilmente al vaglio di costituzionalità. Quello che fa il Veneto, con questa legge, è istituire un comitato bioetico regionale che dia le linee guida ai territori, e potenziare le cure palliative per chi ne faccia richiesta. Un testo che porta la firma anche di Luca Zaia, affossato dai suoi stessi alleati sul tema due anni e mezzo fa, e oggi nuovamente in prima linea. Il Veneto di allora avrebbe potuto essere la prima regione a varare una propria legge sul fine vita. Non c'è riuscito, ma oggi diventa comunque la prima regione di destra ad adottarlo. E lo fa - dice lo stesso Zaia abbandonando per un attimo loro scranno presidenziale per dire la sua in aula - in una situazione "imbarazzante" in cui il Parlamento, incalzato dalla Corte Costituzionale, continua a non decidere.
La giornata era iniziata con due presidi opposti, di fronte a Palazzo Ferro Fini. Gli ultracattolici di Pro Vita a recitare l'eterno riposo, i promotori della legge popolare a sostenere le iniziative legislative del Veneto con il portavoce Marco Cappato, e la sorella di Stefano Gheller in prima fila in consiglio. Per una questione che continua a dividere.