GIALLO DEL TERGOLA: LA FIAT NON NUOVA AL CRIMINE
Proseguono le indagini sull’esecuzione di Ferdinant Hoti, l’uomo freddato con un colpo di pistola ravvicinato. Il corpo senza vita è stato trovato all’interno della fiat Bravo ripescata martedì nel Tergola all’altezza della rotatoria di Torre di Burri a San Giorgio delle Pertiche. Per avere ulteriori elementi sul decesso si attende l’esito dell’autopsia in programma sabato, ma intanto le indagini cercano di ricostruire le ultime ore della vittima che sembra avesse precedenti con la giustizia per reati di droga. La pista di un regolamento di conti nell’ambiente dello spaccio resta quella privilegiata.
Ma uno degli elementi al centro dell’inchiesta è la fiat Bravo trovata senza targhe nel fiume con il cadavere nascosto al suo interno. L’auto risulta intestata a un italiano residente a Mirano che non ha denunciato il furto e sarebbe già comparsa negli accertamenti per un tentato omicidio nel quale un 25enne, anche lui cittadino albanese come Hoti, fu ferito con un colpo di pistola. L’uomo, dopo essersi salvato, ha fatto perdere le sue tracce. A sparare nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio fu un uomo sceso da una macchina scura. Per quella sparatoria altri due albanesi sono finiti in carcere, un terzo indagato è rimasto a piede libero.
Cosa lega Hoti a quella sparatoria e alle persone coinvolte? Questa resta la domanda a cui gli inquirenti stanno cercando di dare una risposta. Il faro delle indagini si sposta quindi verso il veneziano, e i traffici nella zona del miranese.
San Giorgio delle Pertiche sembra essere stata, suo malgrado, solo un luogo collaterale.