IL FINE VITA TORNA IN CONSIGLIO: STAVOLTA PASSERÀ?
Torna in aula, in consiglio regionale veneto, la proposta di legge popolare sul suicidio assistito. Ma dopo la bocciatura di due anni fa, non è detto che nonostante la nuova amministrazione regionale e la riscrittura del testo, stavolta il provvedimento potrebbe avere vita facile. Tra lunedì 27 e mercoledì 29 luglio, di certo il disegno di legge - relatrice l'ex assessore alla sanità Manuela Lanzarin - tornerà all'ordine del giorno, anche se rischia, trattandosi dell'ultima seduta prima della pausa estiva e rischiando di essere superato dagli altri provvedimenti in scaletta che riguardano il bilancio regionale (e cioè il rendiconto 2025 e l’assestamento del prossimo biennio), di venire poi discusso in aula solo alla ripresa dei lavori a settembre.
Certo è che il ritorno della legge Coscioni sul fine vita in aula è un tema politicamente scottante. Due anni fa, nonostante il favore dell'allora presidente della regione Zaia, venne affossato in aula. Aula che oggi presiede Zaia stesso, intenzionato ad andare avanti e spalleggiato anche da alcuni consiglieri di AVS e opposizione. Con il dubbio però di che cosa faranno i leghisti: il nuovo presidente del Veneto, Alberto Stefani, a suo tempo si era detto scettico dell'utilità di un provvedimento simile, col rischio che venga impugnato dal Governo e che sia in breve tempo stracciato. Ma non ha detto né un secco "no", né ha aperto ad un possibile "sì": starà da capire se la giunta regionale darà un indirizzo di voto, ai suoi della maggioranza.
Per ora, c'è che il testo, rispetto a quello votato e bocciato dall'aula due anni fa, è stato riscritto in modo da contenere già in sé i paletti che la Corte Costituzionale aveva sollevato alla legge varata dalla Regione Toscana. E quindi via il paragrafo riguardo alle tempistiche, al punto che la stessa parola “tempi” sparisce: non si fissano i termini temporali in cui USL e commissioni mediche devono replicare alla richiesta di suicidio assistito da parte di un paziente. Se ne definiscono però procedure e modalità, comprendendo quindi i medici palliativisti nella commissione medica multidisciplinare permanente, prevedendo la possibilità dell’obiezione di coscienza e stabilendo temporalmente solo che la risposta debba arrivare “senza ingiustificati ritardi, e compatibilmente compatibile con le condizioni cliniche del paziente”. Se ci sarà all'orizzonte un nuovo braccio di ferro in maggioranza, lo si capirà molto presto.