IL VENETO SI GIOCA MILIARDI IN MEDIO ORIENTE
Nonostante la distanza geografica, il Veneto rischia dure ripercussioni dopo l’inizio delle ostilità.
A forte rischio l’export verso il Medio Oriente e l’innalzamento dei costi energetici.
L’escalation del conflitto e la chiusura dello Stretto di Hormuz – dice Confartigianato Imprese Veneto – mettono a repentaglio quasi 2 miliardi di euro tra vendite di beni e servizi. Un valore pari al 3,4% dell’export totale della regione, al quarto posto in Italia per esposizione alla crisi e dietro solamente a Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna.
In realtà si tratta di un pericolo per tutto il Made in Italy dato che dalla regione mediorientale il Belpaese ricava oltre 20 miliardi l’anno.
Oltre a questo, inquieta il possibile effetto sui prezzi energetici che potrebbe portare ad un raddoppio dei costi vivi di produzione, danneggiando così la competitività delle aziende.
Preoccupazioni più che lecite se si considera che, ancor prima della crisi, il sistema di PMI venete pagava l’energia 5,4 miliardi di euro in più rispetto alla media europea. L’Italia è inoltre estremamente dipendente dalla zona in conflitto, dalla quale ricava il 40,7% dell’import di energia.