MOVENTE E COMPLICI: LE TESSERE MANCANTI DEL DELITTO
Non ha dubbi, la procura di Venezia: pur avendo stretto le manette ai polsi al primo uomo, ritenuto il killer del giovane Sergiu Tarna nella campagne di Mira, la caccia va avanti perché l’assassino del giovane barista di Mestre non ha sicuramente agito da solo.
Ne sono convinti sia il pubblico ministero che i carabinieri, che sin dal primo giorno hanno setacciato le telecamere di Mestre, Marghera e Mira arrivando a chiudere il cerchio per lo meno attorno al vigile urbano quarantenne Riccardo Salvagno.
Gli inquirenti ne sono convintissimi. Primo, perché nei fotogrammi iniziali della scena, si vede la vittima costretta a salire a forza in auto, appena fuori da un bar di Mestre, da almeno tre persone, di cui una armata di pistola. Secondo, perché dopo il delitto nelle campagne di malcontenta l’auto di Salvagno è tracciata fin quasi al confine con la Slovenia, forse per permettere al fuga all’estero del complice, e poi fa ritorno in Veneto, fino a Verona da cui parte la fuga in Spagna dell’assassino.
Dopo l’arresto, l’agente in forza alla Polizia Locale di Mestre è stato sottoposto a interrogatorio di garanzia davanti al magistrato e non ha per il momento chiarito questo aspetto, come non ha ammesso direttamente di essere stato lui a sparare. L’unica certezza, al momento, è che la Glock che deteneva regolarmente non ha fatto fuoco, mentre la sua pistola d’ordinanza non è ancora stata ritrovata.
Altro aspetto fondamentale da chiarire sarà poi quello del movente. Sergiu Tarna, si è capito dai primi interrogatori nel giro della clientela dei bar di Mestre, faceva uso di stupefacenti, tanto che era anche stato segnalato in prefettura come assuntore. E pure il suo assassino sembra che non ne fosse affatto estraneo. Salvagno, nel primo interrogatorio, si è limitato solo a dire al pm che le motivazioni del delitto non c’entrano con la droga. Ma questa, è una circostanza che la Procura vuole verificare a fondo, perché se un vigile urbano fosse coinvolto in traffici a tal punto da diventare il braccio armato di qualche spacciatore, la cosa diventerebbe ben più grossa. Secondo gli investigatori, come dichiarato dopo l’arresto, Salvagno sarebbe «inserito in ambiti malavitosi, in contatto con soggetti altrettanto pericolosi», per cui l’eventualità non viene scartata. Le possibili piste alternative porterebbero ad una donna, contesa, e quindi ad un movente passionale, o a dissapori tra i due: Salvagno e Tarna, poche sere prima dell’omicidio, sarebbero stati visti litigare animosamente. Tanto che, intorno al giorno di Natale, il killer avrebbe platealmente minacciato il giovane barista. “Ti vengo a prendere”, gli aveva scritto su Telegram. E così ha fatto, solo pochi giorni più tardi.