notizie / 24/06/2026 12:18

TV7 NEXT - FORESTE DA SALVARE

Nelle Alpi Dinariche, tra Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro e Serbia, si trovano alcune delle foreste più antiche, integre e ricche di biodiversità d’Europa. Sono foreste primarie e vetuste, cioè ecosistemi che hanno subito pochissima interferenza umana e conservano caratteristiche ecologiche ormai rarissime: alberi secolari, legno morto, micro-habitat, specie indicatrici e dinamiche naturali complesse.
Il loro valore è enorme, ma il loro destino è fragile. Molte di queste foreste non sono ancora mappate, non sono protette e non compaiono nei database europei. Questo significa che possono essere minacciate da strade forestali, tagli e sfruttamento del legname prima ancora di essere ufficialmente riconosciute come ecosistemi da salvaguardare.
Il caso della foresta di Zeletin, in Montenegro, racconta bene questa urgenza. Qui il team di Forest Beyond Borders ha trovato, durante le prime attività sul campo, una nuova strada forestale che sale verso il cuore del bosco e segni di taglio freschi. Un segnale molto chiaro: il tempo per proteggere questi luoghi è poco.
In Europa, solo circa il 2% delle foreste conserva ancora una qualità ecologica altissima. La concentrazione più importante, fuori da Romania e Ucraina, si trova proprio nei Balcani occidentali. Eppure, senza mappe ufficiali e senza riconoscimento istituzionale, questi patrimoni naturali restano spesso invisibili.
Forest Beyond Borders è un progetto triennale avviato nel marzo 2025, con un budget di 580.000 euro per tre anni e cinque Paesi. Il capofila è EuroNatur, il partner scientifico è la Czech University of Life Sciences di Praga, mentre il lavoro operativo coinvolge associazioni locali nei territori interessati.
L’obiettivo è costruire una mappatura solida e utilizzabile sul piano politico, scientifico e amministrativo. Perché una definizione, da sola, non basta. Una foresta può essere riconosciuta come primaria o vetusta solo se viene individuata, verificata e portata dentro procedure di tutela.

DAI SATELLITI AGLI STIVALI: COME SI MAPPA UNA FORESTA ANTICA

Nel 2023 la Commissione europea ha pubblicato le prime linee guida operative per identificare foreste primarie e vetuste. Il documento indica criteri condivisi: quantità di legno morto per ettaro, diametro degli alberi, presenza di specie indicatrici, grado di disturbo umano e struttura naturale dell’ecosistema.
È un passaggio importante, perché permette di usare parametri comuni tra Paesi diversi. Ma la definizione non protegge nulla se non viene trasformata in mappe. Proprio qui entra in gioco Forest Beyond Borders.
Il metodo sviluppato dalla Czech University of Life Sciences parte dalla necessità di mappare il massimo possibile con risorse limitate e tempi stretti. La prima fase è tecnologica. Immagini satellitari ad alta risoluzione e, dove disponibili, dati LiDAR vengono incrociati con carte forestali nazionali. Il LiDAR, acronimo di Light Detection and Ranging, è una tecnologia di scansione laser aerea che permette di ottenere un modello tridimensionale della copertura arborea.
Questi strumenti servono a costruire mappe di potenziale, cioè a individuare le aree più promettenti e a escludere quelle che non presentano le caratteristiche minime. In questo modo il lavoro sul campo diventa più efficiente: i ricercatori non partono alla cieca, ma concentrano gli spostamenti dove ci siano maggiori probabilità di trovare foreste davvero antiche e integre.
La seconda fase è la verifica fisica. Nessun satellite, infatti, può certificare da solo la struttura interna di una foresta con il dettaglio richiesto dalle linee guida europee. Servono sopralluoghi, osservazioni dirette e competenze ecologiche. I ricercatori cercano micro-habitat negli alberi morti, composizione per classi di età, segni di dinamica naturale e tracce di disturbo umano.
Il progetto prevede l’inventariazione a piedi di 17.200 ettari. Per riuscirci con risorse contenute, il team ha sviluppato un protocollo di valutazione rapida. Invece delle misurazioni dendrometriche tradizionali, molto lente e dettagliate, i ricercatori imparano a valutare visivamente gli indicatori chiave. In questo modo due persone possono coprire fino a 100 ettari al giorno.
Si perde una parte di precisione, ma si guadagna scala. E in questa fase la scala conta moltissimo: molte foreste rischiano di essere tagliate prima che la burocrazia riesca anche solo a nominarle.

LA SCIENZA COME LEVA POLITICA DI PROTEZIONE

La terza fase è la validazione da parte di comitati scientifici nazionali, composti da esperti locali. Questo passaggio è essenziale perché le soglie europee vanno adattate alla realtà ecologica di ciascun territorio. La quantità di legno morto necessaria per classificare una foresta come vetusta, ad esempio, può cambiare in base alla regione, alla specie dominante e alla storia del bosco.
La conoscenza locale diventa quindi parte strutturale del metodo. Gli esperti dei diversi Paesi aiutano a definire soglie, specie indicatrici, aree da esplorare e criteri più adatti al contesto. Questo rende il lavoro più solido sul piano scientifico e più difendibile nei confronti delle autorità nazionali.
Forest Beyond Borders usa le mappe anche come strumento politico. Le linee guida europee indicano la necessità di mappare e proteggere rigorosamente le foreste primarie e vetuste, sia negli Stati membri sia nei Paesi candidati all’adesione all’Unione europea.
La Croazia, già membro dell’Unione, è teoricamente tenuta a proteggere tutto ciò che verrà identificato come foresta primaria o vetusta. Il Montenegro, in fase di negoziati avanzati, può essere sollecitato anche attraverso la prospettiva dell’adesione. In Albania e Bosnia-Erzegovina, più lontane dal percorso europeo, il lavoro dei partner locali punta soprattutto a convincere le autorità forestali attraverso il valore ecologico delle aree individuate.
La strategia cambia Paese per Paese, ma l’obiettivo resta lo stesso: trasformare dati, sopralluoghi e validazione scientifica in strumenti di tutela. Le mappe potranno essere usate nei negoziati di adesione all’Unione europea, nelle procedure Natura 2000 e nei tavoli con i ministeri nazionali.
Il valore di queste foreste non è solo paesaggistico. Gli ecosistemi primari e vetusti custodiscono biodiversità rara, regolano il ciclo dell’acqua, proteggono il suolo, immagazzinano carbonio e conservano dinamiche naturali che le foreste gestite non riescono a replicare pienamente.
Il legno morto, spesso percepito come disordine, è in realtà una risorsa ecologica fondamentale. Offre habitat a insetti, funghi, uccelli, piccoli mammiferi e molte specie specializzate. Gli alberi secolari raccontano secoli di adattamento, equilibrio e resilienza.
Una volta tagliata, una foresta primaria perde caratteristiche che non tornano rapidamente. Non basta piantare nuovi alberi per ricostruire un ecosistema antico. La complessità ecologica richiede tempo, continuità e assenza di disturbo.
Per questo mappare è un atto di protezione. Significa rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe fuori dalle decisioni pubbliche. Significa dare nome, confini e valore a luoghi che rischiano di essere cancellati prima ancora di entrare nelle carte ufficiali.
Forest Beyond Borders dimostra che tecnologia e comunità locali possono lavorare insieme. I satelliti aiutano a trovare le aree più promettenti. Gli stivali dei ricercatori confermano ciò che i dati suggeriscono. Gli esperti locali rendono il metodo credibile. Le associazioni portano la conoscenza dentro i territori.
La conservazione, qui, non è nostalgia della natura intatta. È una corsa contro il tempo, fatta di dati, mappe, negoziati e presenza sul campo. Perché proteggere le ultime foreste primarie d’Europa significa difendere una memoria biologica che non ha copie di riserva.


Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.

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