TV7 NEXT - LAVORARE DA CASA CONVIENE
Il lavoro da remoto è spesso raccontato come una conquista individuale o come un compromesso organizzativo. Un nuovo studio della Banca d’Italia dimostra invece che si tratta anche di una potente leva ambientale, capace di ridurre in modo significativo le emissioni legate al lavoro quotidiano.
Quanto inquina davvero andare in ufficio
Secondo l’analisi realizzata con ENEA, una giornata di lavoro in presenza genera in media 4,1 chilogrammi di CO₂ equivalente. Il dato è legato soprattutto agli spostamenti casa-lavoro, che in Italia restano lunghi e fortemente dipendenti dall’uso dell’auto privata, nonostante una crescente diffusione dei mezzi pubblici e di veicoli meno inquinanti.
L’impatto del lavoro da casa
Quando si lavora da remoto, le emissioni non scompaiono, ma cambiano natura. Riscaldamento, raffrescamento, computer e illuminazione portano l’impatto medio a 1,1 chilogrammi di CO₂ equivalente al giorno. Un valore che rappresenta circa un quarto di quello associato al lavoro in presenza.
Otto giorni al mese non bastano
Dallo studio emerge che i dipendenti di Bankitalia lavorano da remoto in media otto giorni al mese. Una quota significativa, ma ancora limitata se confrontata con i benefici ambientali potenziali. Ampliare il numero di giornate da remoto potrebbe ridurre ulteriormente le emissioni senza interventi infrastrutturali complessi.
Nel 2024, la combinazione di lavoro in presenza e a distanza ha portato a una riduzione complessiva del 31,5% delle emissioni rispetto al 2019. Un risultato ottenuto semplicemente ripensando l’organizzazione del lavoro.
Il dato più rilevante è culturale. Il lavoro da remoto non è solo una questione di flessibilità, ma uno strumento di politica ambientale indiretta. Continuare a trattarlo come un’eccezione significa rinunciare a un beneficio già disponibile. E, questa volta, i numeri parlano chiaro.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.