TV7 NEXT - PLASTICA BIODEGRADABILE: DOVE FINISCE?
La plastica biodegradabile viene spesso presentata come una soluzione al problema dell’inquinamento. Ma quanto impiega davvero a degradarsi?
Una ricerca del MIT, pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology, introduce un elemento decisivo: non è solo il materiale a fare la differenza, ma i batteri presenti nell’ambiente.
Lo studio ha analizzato il comportamento di batteri marini su una plastica biodegradabile utilizzata negli imballaggi.
I risultati mostrano che la degradazione completa non è opera di un singolo organismo. Al contrario, avviene grazie a una collaborazione tra specie diverse:
un batterio rompe la struttura del polimero
altri trasformano i composti chimici risultanti in energia
I ricercatori hanno identificato un gruppo di cinque specie in grado di completare l’intero processo. Tuttavia, lo stesso gruppo non riesce a degradare altri tipi di plastica
Ambiente e chimica: i due fattori chiave
La velocità e l’efficacia della biodegradazione dipendono da:
- la composizione chimica del materiale
- la comunità microbica presente nell’ambiente
Questo significa che una plastica “biodegradabile” potrebbe degradarsi rapidamente in un contesto… e molto lentamente in un altro.
Come sottolinea Marc Foster del MIT, senza comprendere questi processi è difficile stimare il reale impatto ambientale di questi materiali.
La scoperta apre anche nuove prospettive.
Capire come collaborano i batteri potrebbe permettere di sviluppare sistemi di riciclo biologico, capaci di trasformare la plastica in nuove risorse.
Un approccio che si inserisce nella logica dell’economia circolare, ma con un protagonista in più: il microbioma.
In sintesi, la plastica biodegradabile non è una soluzione automatica.
È un sistema complesso, dove la chimica incontra la biologia.
E dove, alla fine, sono i batteri a fare davvero la differenza.
Servizio a cura di Claudia Chasen, redazione TV7.