CASE DI COMUNITÀ IN VENETO, "ORA SERVE PERSONALE"
Ricordate le Case di Comunità? Nate con l'obiettivo di rivoluzionare la sanità territoriale, rendendola più accessibile, in Veneto si sono ridotte a semplici filtri per il pronto soccorso.
A lanciare l'allarme è il sindacato CGIL, che punta il dito sull'accordo siglato all'ultimo momento con i medici di medicina generale. Un accordo basato su adesioni volontarie e revocabili, lontano dal modello di equipe multidisciplinare previsto dal progetto originario delle Case di Comunità.
Secondo il sindacato, mancano Punti unici di accesso efficienti, manca personale (tra cui 800-1200 infermieri) e mancano strumenti diagnostici.
Anche il numero unico 116117 mostra forti limiti, con attese che scoraggiano l'utenza. A pagare il prezzo più alto sono gli anziani e i soggetti fragili: persi tra burocrazia e centralini, molti finiscono per stipare i pronto soccorso.
Per contrastare gli effetti più negativi di questa situazione CGIL Veneto e il sindacato dei pensionati SPI CGIL Veneto annunciano un monitoraggio capillare in tutte le Case di comunità. Obiettivo valutare nel concreto l'accessibilità, i servizi attivi e la reale capacità di presa in carico.