ELECTROLUX: LE OMBRE CINESI SULL’INDUSTRIA ITALIANA
La Regione del Veneto non farà buon viso ad un piano di ristrutturazione aziendale prevede di lasciare a casa un terzo dei suoi addetti in Italia. Così, senza mezzi termini, prende il via la settimana che condurrà la regine Veneto e le parti sociali all'incontro, fissato per lunedì 25 maggio al Ministero delle Imprese e del made in Italy sulla vertenza Electrolux. Dopo che l'azienda, dieci giorni fa, ha annunciato un piano di ristrutturazione che solo in Italia prevede il dimezzamento della produzione e 1700 licenziamenti sui quasi 4500 dipendenti totali, a Venezia, nella sede della giunta a Palazzo Balbi, è andato in scena il primo incontro propedeutico tra le parti, visto che al tavolo del ministro Urso sederanno tra una settimana sia i sindacati, che inviati dalla regione Veneto.
Una vertenza che ha risvolti pesanti a Nordest, dove hanno sede due tra gli stabilimenti più importanti del gruppo svedese - quello di Susegana, in provincia di Treviso, e quello di Porcia, nel pordenonese - e dove il livello di guardia è salito notevolmente dopo l'annuncio del piano aziendale.
"Un piano che non può sintetizzarsi in una mera ristrutturazione", aveva spiegato l'assessore allo sviluppo economico, massimo Bitonci, "ma che invece deve avere più ampia riflessione sulla nostra politica industriale e sulla difesa delle produzioni e dell’occupazione del territorio".
Per questo, al vertice veneziano hanno preso parte anche emissari della regione Friuli, oltre all'europarlamentare Elena Donazzan, vicepresidente della commissione industria al Parlamento Europeo, e oltre ai sindacati le delegazioni veneta e friulana di Confindustria.
Il problema più grave, è che dietro il piano industriale di Electrolux c'è l'ennesima svendita dell'industria europea ai cinesi. Dopo l'automotive, quello degli elettrodomestici è solo l'ultimo settore messo in ginocchio dalla concorrenza asiatica, che per costi e regole gioca un altro campionato. E la crisi di Electrolux va ben oltre i confini europei: l'azienda ha già chiuso uno stabilimento a Santiago del Cile e uno in Ungheria, mentre continua a produrre negli Stati Uniti una linea di frigoriferi che tra pochi mesi sarà dismessa e sostituita dalle lavatrici. Ciò che tutti temono è che dietro questo piano ci sia l'offerta del colosso cinese Midea, 150 mila dipendenti nel mondo e un fatturato da 40 miliardi di dollari, che potrebbe acquisire Electrolux. Forse, proprio a patto che prima l'azienda si disfi dei settori meno redditizi.