L’ORDINANZA NON BASTA: AL LAVORO SI MUORE DI CALDO
Un operaio 58enne morto in un cantiere stradale a San Martino di Lupari pochi giorni fa, lunedì pomeriggio un imbianchino 64enne deceduto in un hotel di Abano Terme per un malore, martedì un operaio sulla sessantina, accasciatosi a fine turno all’esterno della sua azienda a Susegana, e morto probabilmente per il caldo estermo. L’ordinanza regionale per tutelare i lavoratori c’è, ma ha ancora ampie zone d’ombra (perdonate il gioco di parole). Il divieto di lavorare nelle ore centrali, e per alcune mansioni che si svolgono all'aperto, deroga dagli obblighi i cantieri pubblici, non contempla alcuni luoghi al chiuso in cui lavorare è ugualmente massacrante, e non contempla categorie come spedizionieri e rider che all’aperto lavorano tanto quanto i muratori, ma non sono compresi. Per questo, sindacati e regione si sono radunati attorno ad un tavolo per apportare possibili correttivi all'ordinanza.
A pagare una situazione al limite del sostenibile c'è anche la categoria dei metalmeccanici. Lavoratori che già normalmente operano in condizioni spesso di calore importante, ovviamente accentuato in questi primi giorni d'estate. Lunedì, alla Electrolux di Susegana, in alcuni reparti come i magazzini le aree imballo, la temperatura ha superato i 35 gradi e i lavoratori alle 17 hanno interrotto l'attività, su indicazione della loro rappresentanza sindacale. Un'altra categoria, oggi, che chiede maggiore attenzione alla sicurezza e alla salute.