LA ELECTROLUX SI FERMA: “NO AI 1700 LICENZIAMENTI”
Picchetti, scioperi a oltranza, blocchi dei camion in entrata e chiusura dei tornelli degli stabilimenti. È entrato nel vivo dall'alba di oggi, lo stato di agitazione proclamato in tutti gli stabilimenti Electrolux dopo l'annuncio dell'azienda, colosso svedese degli elettrodomestici, di voler operare il dimezzamento della produzione, con la conseguenza di arrivare a licenziare circa 1700 dei poco più di 4000 addetti attualmente impiegati in Italia. Un fulmine a ciel sereno, in tutti gli stabilimenti nazionali, compresi i tre a Nordest: quello di Pordenone, quello di Porcia, e quello trevigiano di Susegana.
La fabbrica nella Marca è probabilmente quella meno a rischio, visto che è l'unica in Europa in cui la ditta produce i suoi frigoriferi. Ma questo non ha fermato la protesta e la mobilitazione degli addetti: sin dalle prime luci dell'alba, operai e rappresentanze sindacali hanno cominciato a presidiare gli ingressi della fabbrica, bloccando l'accesso fino alle 9 e mezza del mattino così da impedire l'accesso ai colleghi impegnati nel primo turno di lavoro, e che sarebbero dovuti entrare alle 6. produzione perciò praticamente ferma, adesione allo sciopero altissima e camion bloccati all'esterno lasciando le macchine senza rifornimenti. E alle 12.30, in vista dell'ingresso del secondo turno, tutti di nuovo in presidio.
Quello di Susegana è l'impianto più grande del gruppo Electrolux, in Italia: qui lavorano circa 1.200 addetti, e la preoccupazione per l’annuncio dei 1.700 licenziamenti è salita su livelli di guardia. Altri presidi oggi si sono tenuti nelle altre sedi, a cominciare da Cerreto D'Esi, in provincia di Ancona, fabbrica che produce cappe da cucina e che con i suoi 170 dipendenti. Il Ministro Urso ha convocato le parti al Ministero delle Imprese lunedì 25 maggio: sarà in quella sede che azienda, sindacati, e rappresentanti delle 5 regioni coinvolte si vedranno per la prima volta per discutere del piano di riorganizzazione annunciato lunedì.