VENETO SECONDA IN ITALIA PER MORTI SUL LAVORO
Inarrestabile la piaga delle morti sul lavoro. Triste primato del Veneto anche per il 2025 con un incremento dei decessi di oltre il 40%, 32 vittime in più rispetto all’anno precedente. Con 111 morti delle quali 45 di origine straniera la regione si posiziona seconda a livello nazionale preceduta solo dalla Lombardia per infortuni mortali. Per chiudere il capitolo dati, elaborati dall’osservatorio sul Lavoro Vega, maglia nera nel dettaglio tra le province venete per Verona che a fine dicembre si conferma la più colpita dalla piaga seguono Venezia, Padova e Vicenza. Il Veneto a fine 2025 si colloca rispetto al tema, in zona arancione. L’attività manifatturiera resta il settore più interessato per numero di denunce di infortuni in occasione di lavoro. Cosa fare? Da anni si dibatte sul tema, inasprendo le pene, introducendo la patente a crediti in edilizia e promettendo controlli attraverso il personale SPISAL e delle Forze dell’Ordine che per limiti di organico non garantiscono controlli capillari. Formazione la prima tra le carenze, molti lavoratori non parlano nemmeno l’italiano come leggere segnaletica e apprendere le norme di sicurezza? Serve investire sulla sicurezza che andrebbe detassata, controllo costante dei macchinari , contrasto al massimo ribasso negli appalti e in generale nell’impiego della manodopera. Questi i punti cardine proposti ormai da anni dai Sindacati a contrasto delle morti sul lavoro. “Inaccettabile uscire per recarsi al lavoro senza più tornare a casa”, frase ricorrente che più di mille parole o dati inquadra la drammaticità del problema nazionale e del Veneto.