CHIUDE SEZIONE AL DUE PALAZZI, RECLUSO SI UCCIDE
Un detenuto in procinto di essere trasferito dal carcere Due Palazzi di Padova si è tolto la vita, la notte scorsa, all'interno della sua cella. Si tratta di uno dei 22 reclusi del carcere di Padova che nottetempo, dopo aver saputo della decisione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria solo due giorni fa, doveva essere trasferito armi e bagagli e in fretta e furia in altri penitenziari. Si tratta dei 22 reclusi che facevano parte dell'ala di Alta Sicurezza 1: si tratta di uomini mediamente sopra i cinquant'anni, condannati per crimini gravi, spesso ergastolani e con un passato nella criminalità organizzata, che da quando erano arrivati al Due Palazzi, uscendo dal regime del 41 bis, si stavano costruendo una vita diversa, seguiti da associazioni e percorsi di recupero.
L'aspetto più grave di tutta la vicenda non è il disagio che ha spinto una persona a togliersi al vita dietro le sbarre. È il fatto che questo sia avvenuto per un disegno preciso di sovraffollamento carcerario studiato a tavolino: i detenuti di alta sicurezza devono stare in isolamento, e per questo per legge hanno diritto a spazi vitali più ampi nelle celle. Chiudendo questa sezione, il dipartimento distribuisce 22 detenuti speciali in altre carcere, e in quella padovana ne metterà almeno una cinquantina con un livello di sicurezza minore, e quindi stipati dove finora c'erano una ventina di reclusi.
Una vicenda esplosa in poche ore, con pochissimo preavviso sia per le associazioni che li seguivano, sia per i reclusi stessi. E che ricade sulle condizioni di vita dei detenuti, sulla gestione degli spazi, e non ultimo sulla qualità de lavoro degli agenti penitenziari. Una vicenda che è quindi solo all'inizio, ed è inevitabilmente destinata a far discutere.